Undici secondi. È questo il tempo in cui si è consumato l’omicidio di Filippo Scavo, 42 anni, esponente del clan Strisciuglio, ucciso nella notte tra il 18 e il 19 aprile nella discoteca Divine Club di Bisceglie. Un’azione armata rapida e pianificata, che per la Direzione distrettuale antimafia di Bari rappresenta un chiaro episodio della guerra tra clan.
L’azione: pistole in mano e spari nel privé
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Scavo si trovava già nel locale quando è stato seguito e individuato. Dopo una fase di tensione nell’area del privé, il 42enne sarebbe uscito da un varco secondario, inseguito dai suoi killer.
A quel punto sarebbero entrati in azione Dylan Capriati e Aldo Lagioia, entrambi armati, affiancati da Nicola Morelli con un ruolo di supporto. Dopo essersi fatti riaprire con forza l’accesso, i due avrebbero sparato all’interno del locale.
Le telecamere non hanno ripreso il momento esatto dell’esecuzione, ma gli investigatori collocano gli spari in una finestra di appena undici secondi. Scavo è stato colpito nella parte alta della schiena, sotto il collo, e si è accasciato nei pressi della scalinata del privé.
Fuga e metodo mafioso
Subito dopo, i killer sarebbero fuggiti con le armi ancora in mano, salendo su una Lancia Ypsilon. Un’azione definita dagli inquirenti “pienamente mafiosa”: volto scoperto, almeno due pistole e il rischio consapevole di colpire persone estranee, in un locale affollato.
Un gesto interpretato come dimostrazione di forza del clan Capriati nel territorio della BAT.
Il movente: la faida tra clan
Per la Dda, il delitto si inserisce nella storica contrapposizione tra i clan Capriati e Strisciuglio, legata al controllo del traffico di droga e al dominio del territorio.
Scavo non sarebbe stato una figura marginale, ma un elemento stabile del clan rivale, già condannato per associazione mafiosa e traffico di stupefacenti.
L’omicidio viene inoltre collegato alla vendetta per la morte di Raffaele Capriati, detto Lello, ucciso nel 2024.
Le reazioni in carcere
A colpire gli investigatori sono state anche le reazioni dei detenuti subito dopo il delitto. Secondo gli atti, nel carcere i membri del clan Strisciuglio avrebbero manifestato lutto rovesciando un biliardino per impedirne l’uso.
Di segno opposto la reazione dei Capriati: brindisi in cella con bottiglie di birra e foto pubblicate sui social. In un’immagine sequestrata comparirebbe anche un’arma accanto alle bevande, accompagnata da una frase: “Il piatto va servito freddo”.
Omertà e indagini
Le indagini, coordinate dalla pm Bruna Manganelli, hanno evidenziato anche atteggiamenti omertosi, sia tra il personale della sicurezza del locale sia tra alcuni familiari legati ai clan.
Decisivo, invece, il contributo di alcuni cittadini, che ha aiutato a ricostruire la dinamica dell’omicidio.
Un delitto che, per gli inquirenti, conferma come la faida tra le due organizzazioni non sia mai realmente terminata.











