Si apre sotto il segno dell’incertezza la nuova campagna del pomodoro da industria in Puglia. A lanciare l’allarme è Coldiretti Puglia, che parla di un’annata “ad alto rischio” stretta tra l’impennata dei costi di produzione e un forte aumento delle superfici coltivate.
Costi alle stelle e prezzi incerti
Secondo l’organizzazione agricola, i costi sono aumentati fino al 50%, spinti dai rincari energetici, dall’aumento del prezzo dei fertilizzanti e del gasolio agricolo, oltre che dalle tensioni internazionali che incidono sulla disponibilità delle materie prime. A fronte di spese certe e sempre più alte, restano invece incerti i ricavi. Nel Nord Italia è stato già raggiunto un accordo sul prezzo, ma al ribasso, tra i 13 e i 13,7 centesimi al chilo. Nel Centro-Sud, invece, le trattative sono ancora in corso, con l’industria che punta a chiudere su livelli più bassi.
Capitanata al centro della filiera
La Puglia, e in particolare la provincia di Foggia, rappresenta il cuore della produzione nel Mezzogiorno. Qui si concentra l’84% della salsa Made in Italy del Sud, con circa 3.500 produttori impegnati su 32mila ettari per una produzione di 20 milioni di quintali. Un comparto che genera una Produzione Lorda Vendibile di circa 180 milioni di euro, con un peso rilevante anche a livello nazionale.
Aumento delle superfici e rischio mercato
A complicare il quadro è l’incremento delle superfici coltivate, stimato intorno al 20%. Una crescita favorita dal miglioramento della disponibilità idrica e dalla volontà degli agricoltori di compensare le difficoltà di altre colture, come il grano. Una dinamica che, però, potrebbe trasformarsi in un problema. L’aumento dell’offerta, unito ai ritardi nei trapianti causati dal maltempo primaverile, rischia infatti di concentrare la raccolta in un periodo ristretto, mettendo sotto pressione la capacità di lavorazione dell’industria e comprimendo ulteriormente i prezzi.
Filiera fragile nel Centro-Sud
Coldiretti sottolinea anche la fragilità strutturale della filiera nel Centro-Sud, storicamente più frammentata rispetto al Nord, dove il sistema appare più organizzato e capace di garantire accordi più stabili. In assenza di un riequilibrio nei rapporti tra agricoltori e industria, il rischio è che una stagione con buone prospettive produttive possa trasformarsi in una crisi economica per le aziende agricole.








