Arriva la ricostruzione ufficiale della Polizia di Stato su una vicenda già finita al centro dell’attenzione nelle scorse settimane e raccontata da l’Immediato: il caso della truffa legata a un Rolex, dietro cui si nascondeva una spirale di violenze e minacce.
Nella mattinata del 18 aprile, gli agenti della squadra mobile di Foggia, al termine di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica, hanno eseguito un’ordinanza di misura cautelare.
Padre e figlio accusati di sequestro ed estorsione
Il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere per un 50enne foggiano, Bruno Carella, detto “Zainett”, già noto alle cronache, e per il figlio Mario Guglielmo, 30enne. Entrambi pregiudicati.
I due sono ritenuti gravemente indiziati, in concorso, di sequestro di persona, estorsione aggravata, lesioni personali aggravate e atti persecutori. Per il solo Carella si aggiungono anche accuse legate alla ricettazione e alla detenzione di armi.
I fatti contestati si collocano tra settembre 2024 e febbraio 2025.
La truffa del Rolex e le violenze
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, tutto nasce dalla denuncia presentata da un giovane foggiano nel settembre 2024. Il ragazzo ha raccontato di essere stato costretto, con violenze fisiche e minacce, ad aiutare gli indagati nella realizzazione di una truffa legata all’acquisto di un costoso orologio Rolex.
Una vicenda già emersa nei mesi scorsi, che ora trova una conferma dettagliata nella nota della Questura. La vittima sarebbe stata sottoposta a pressioni continue e aggressioni per essere sfruttata anche nelle sue competenze informatiche, con l’obiettivo di compiere ulteriori attività illecite.
Le indagini della squadra mobile
Determinanti, per la ricostruzione dei fatti, sono stati gli accertamenti della squadra mobile: analisi delle immagini di videosorveglianza, riconoscimenti fotografici, dichiarazioni della persona offesa e approfondimenti sui tabulati telefonici.
Un quadro investigativo che ha consentito di raccogliere gravi indizi di colpevolezza nei confronti degli indagati e di arrivare all’emissione delle misure cautelari.
Le aggravanti per Carella
Per Bruno Carella, già sottoposto in passato alla sorveglianza speciale, le accuse risultano ulteriormente aggravate perché i fatti sarebbero stati commessi nei tre anni successivi alla cessazione della misura di prevenzione.
Una vicenda che, come sottolineano gli inquirenti, evidenzia ancora una volta l’importanza delle denunce da parte delle vittime per contrastare fenomeni di violenza e criminalità diffusa sul territorio.










