Bari si prepara a celebrare San Nicola in un clima carico di tensione. Le tradizionali festività di maggio arrivano infatti in concomitanza con una nuova escalation criminale che vede protagonisti gruppi giovanissimi della malavita cittadina, impegnati in una violenta regolazione di conti per il controllo delle piazze di spaccio.
A raccontare questo scenario è La Gazzetta del Mezzogiorno, che descrive una città sospesa tra devozione e paura, con il rischio concreto che la faida possa sfociare in nuovi episodi di sangue proprio durante i giorni della festa patronale.
San Nicola sotto stretta sorveglianza
Per evitare che la violenza si intrecci con le celebrazioni religiose, le autorità hanno predisposto un imponente dispositivo di sicurezza. Il prefetto Francesco Russo, il questore Annino Gargano e il comandante provinciale dei carabinieri Gianluca Trombetti hanno convocato un Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica con l’obiettivo di rafforzare ulteriormente i controlli.
Il piano prevede un presidio capillare del territorio, con posti di blocco, perquisizioni e controlli intensificati nei quartieri più sensibili: Carbonara, Ceglie, Japigia, Libertà, San Pasquale e Bari Vecchia. Dall’inizio di aprile sono già sei le persone arrestate nell’ambito delle operazioni condotte dalla polizia.
La faida dei “ragazzi” e la sfida sui social
La nuova camorra barese è sempre più giovane. Una “paranza” di giovanissimi, spesso non ancora formalmente affiliati, ma già armati e pronti a colpire. Le tensioni non si consumano solo nelle strade, ma anche sui social, in particolare su TikTok, dove baby boss e familiari dei feriti o delle vittime lanciano messaggi e giuramenti di vendetta.
Un clima che alimenta ulteriormente lo scontro, rendendo imprevedibile ogni possibile sviluppo.
L’omicidio Scavo e gli altri agguati
Tra gli episodi più gravi, l’uccisione di Filippo Scavo, 43 anni, ritenuto vicino al clan Strisciuglio, assassinato all’interno del Divine Club di Bisceglie. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo sarebbe stato colpito alle spalle mentre tentava di fuggire. I killer, probabilmente giovanissimi, avrebbero agito a volto coperto dopo essere usciti dal locale per recuperare le armi.
Non si esclude che Scavo non fosse il vero obiettivo dell’agguato, ma che i sicari mirassero a un esponente di maggior rilievo riuscito poi a fuggire.
L’omicidio si inserisce in una sequenza di episodi violenti avvenuti negli ultimi giorni: un 21enne ferito al porto di Bari, un altro giovane colpito in via Dante al Libertà e un 19enne gambizzato in viale della Repubblica. Quattro episodi che, secondo gli investigatori, rappresentano diversi fronti di un’unica guerra.
Il “sacro mafioso” e il controllo del territorio
Sul fondo, il tentativo della criminalità organizzata di sfruttare anche i momenti religiosi per riaffermare la propria presenza. Un fenomeno che La Gazzetta del Mezzogiorno definisce “sacro mafioso”: l’uso strumentale delle feste per ottenere consenso, controllare il territorio e, se necessario, lanciare segnali di forza.
In gioco c’è il controllo del mercato della droga, un business centrale per la sopravvivenza delle famiglie criminali. A contenderselo sono, tra gli altri, i gruppi legati ai fratelli Domenico e Sigismondo Strisciuglio e il clan Capriati, storicamente radicato a Bari Vecchia.
Il rischio durante la festa
Gli investigatori della Squadra Mobile e dei carabinieri lavorano senza sosta per individuare i responsabili degli ultimi agguati e prevenire nuove azioni violente. Il timore è che la spirale di vendette possa proseguire proprio durante i giorni di San Nicola.
Una prospettiva che le istituzioni vogliono scongiurare, blindando la città per evitare che la festa più importante per Bari venga segnata ancora una volta dal rumore delle armi.













