Un appello forte, diretto, carico di dolore ma anche di responsabilità collettiva. A poche ore dai funerali di Annibale Carta, detto Dino, l’arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino Giorgio Ferretti ha diffuso il testo dell’omelia che pronuncerà durante le esequie, trasformandolo in un messaggio che va oltre il rito religioso e chiama in causa l’intera città.
Il richiamo biblico: “Il sangue grida dal suolo”
Il cuore dell’omelia è il parallelismo tra la vicenda biblica di Caino e Abele e l’omicidio del 42enne foggiano. “La fraternità è stata violata, ancora una volta, in questa terra, e il sangue di Abele il giusto è stato nuovamente sparso nelle strade di Foggia”, scrive Ferretti, evocando il primo delitto della storia per denunciare la violenza che continua a colpire la città.
Parole dure, rivolte direttamente all’assassino: “Caino dove sei? Che hai fatto? Il sangue di Dino grida dal suolo di questa città”. Un invito esplicito al responsabile del delitto a pentirsi e consegnarsi alla giustizia: “Nessuna colpa è troppo grande per non meritare perdono, ma il perdono nasce dal pentimento”.
Il ricordo di Dino: “Un uomo giusto e credente”
Nell’omelia emerge anche il ritratto di Dino Carta, descritto come “fratello, amico, marito, padre, credente”. Un uomo che, sottolinea l’arcivescovo, “onorava Dio con la sua vita”, impegnato nella comunità, nel servizio liturgico e nella vicinanza ai più bisognosi.
Un profilo che rafforza il senso di ingiustizia per una morte violenta e inspiegabile, che ha colpito una figura lontana da contesti criminali e profondamente radicata nella vita sociale e religiosa della città.
L’appello alla città: “Foggia alza la testa”
Accanto al dolore, il messaggio di Ferretti si trasforma in un’esortazione civile. “Foggia alza la testa”, scrive, invitando i cittadini a ribellarsi alla violenza, al sopruso e alla criminalità. Un richiamo netto contro una normalizzazione della paura: “Non è normale che un uomo venga ucciso sulle tue strade. Non è normale che si giri armati”.
L’arcivescovo denuncia una “scia di sangue lunga decenni” e chiede una reazione collettiva: “Uniamoci, denunciamo, ribelliamoci al male. Lo dobbiamo ai nostri figli, alle prossime generazioni”.
La vicinanza alla famiglia e alla comunità
Nel testo, Ferretti si rivolge direttamente ai familiari della vittima, esprimendo vicinanza e partecipazione al loro dolore. Ricorda la presenza della città, delle istituzioni e della Chiesa accanto alla famiglia, sottolineando come la tragedia abbia colpito l’intera comunità foggiana.
Un messaggio che va oltre il funerale
L’omelia, diffusa prima ancora della celebrazione, assume così il valore di un documento pubblico, un atto di denuncia e insieme di speranza. “Basta sangue”, è il grido che attraversa tutto il testo.
E mentre la città si prepara a dare l’ultimo saluto a Dino Carta, le parole dell’arcivescovo restano come monito e invito: trasformare il dolore in una presa di coscienza collettiva, per spezzare una spirale di violenza che continua a segnare Foggia.










