Fumata nera sul futuro di Michele Emiliano. La terza commissione del Consiglio superiore della magistratura ha bocciato per la terza volta consecutiva la richiesta di collocamento “fuori ruolo” avanzata dalla Regione Puglia, aprendo un vero e proprio caso politico.
Secondo quanto riportato da Repubblica Bari, la proposta prevedeva un incarico come consigliere giuridico della giunta per un anno, con costi a carico della Regione. Un’ipotesi costruita nelle ultime settimane attraverso una mediazione tra Emiliano e il governatore Antonio Decaro, con l’obiettivo di evitare il ritorno in magistratura.
La bocciatura del Csm
Il voto della commissione è stato netto: cinque contrari e un solo favorevole. A opporsi non solo i laici di centrodestra, ma anche due magistrati della corrente Area, compreso il presidente Marcello Basilico.
Formalmente, la decisione si basa su criteri tecnici. Per concedere il fuori ruolo, infatti, devono sussistere due condizioni: un vantaggio per l’ente richiedente e un accrescimento professionale per il magistrato. Ed è proprio su quest’ultimo punto che si sono concentrate le perplessità.
“Che accrescimento potrebbe avere Emiliano che, di fatto, andrà immediatamente in pensione?” è la valutazione emersa, sempre secondo Repubblica Bari.
Il peso della politica
Dietro la motivazione tecnica, però, si intravede anche una lettura politica. Le correnti della magistratura e i componenti laici non sarebbero disposti a sostenere una soluzione percepita come favorevole a Emiliano, in un contesto già delicato per gli equilibri interni al Csm.
Una situazione che complica ulteriormente il quadro, trasformando la vicenda in un dossier politico prima ancora che amministrativo.
Le possibili soluzioni
A questo punto le strade appaiono limitate. Una nuova richiesta di fuori ruolo, la quarta, viene considerata difficile. Anche il passaggio in Plenum del Csm rappresenterebbe un azzardo.
Tra le ipotesi sul tavolo, secondo quanto ricostruito, prende quota una soluzione interna alla Regione: un incarico tecnico, come quello di capo dipartimento, per evitare il rientro in magistratura e chiudere una vicenda sempre più complessa.
Un problema aperto
Quella che doveva essere una soluzione tecnica si è trasformata in un nodo politico di primo piano. E mentre Decaro continua a definire Emiliano “una risorsa”, la partita resta aperta, con margini di manovra sempre più ristretti.












