Quattro colpi di pistola, esplosi alle spalle, hanno spezzato la vita di Annibale Carta, 42 anni, conosciuto da tutti come Dino, personal trainer molto noto a Foggia. Un agguato che, secondo gli investigatori, avrebbe le caratteristiche di un’esecuzione premeditata.
Agguato mirato
Per gli inquirenti qualcuno avrebbe rintracciato Carta per poi colpirlo a bruciapelo mentre passeggiava con il cane. Una dinamica che rafforza l’ipotesi di un delitto studiato nei dettagli.
Sempre più improbabile, invece, la pista dello scambio di persona, anche alla luce delle caratteristiche fisiche della vittima, alta quasi due metri e dalla corporatura esile.
I rilievi e le indagini
Sul luogo dell’omicidio sono stati recuperati bossoli di una pistola di medio calibro e il caricatore dell’arma, probabilmente perso dal killer durante la fuga. I carabinieri hanno esteso le ricerche anche nei dintorni, controllando cestini e cassonetti, senza però trovare ulteriori elementi utili.
Fondamentale sarà ora l’analisi delle telecamere di videosorveglianza della zona, molte delle quali già acquisite. Al momento non risultano testimoni diretti.
Gli investigatori hanno sequestrato anche il telefono della vittima e stanno concentrando l’attenzione sui rapporti personali, familiari (alcuni parenti già sentiti) e di amicizia, senza escludere approfondimenti sui trascorsi.
Gli ultimi istanti e il dramma familiare
Inutili i tentativi di rianimazione da parte del 118. Dopo gli spari, il cane che era con lui è fuggito, per poi essere recuperato.
Straziante la scena con la moglie, sposata due anni fa, scesa in strada disperata. Carta viveva con lei e le due figlie: una di 12 anni, nata da una precedente relazione, e una bambina di appena 9 mesi avuta dall’attuale consorte.
Una vita tra sport e volontariato
Molto conosciuto in città, Carta lavorava come istruttore alla palestra “FitActive” di viale degli Aviatori, oggi chiusa per lutto, e collaborava con diverse realtà sportive.
Parallelamente era impegnato anche in parrocchia, dove svolgeva il ruolo di ministrante, e nel volontariato. Un profilo ritenuto da tutti “senza ombre”, che rende ancora più difficile comprendere il movente dell’omicidio.
Una vita apparentemente tranquilla, spezzata con violenza. Mentre le indagini proseguono senza sosta, resta lo sgomento di una città che chiede verità.









