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Home - Stele daunie verso l’UNESCO, Manfredonia ci prova: tra candidatura e nuove idee per il territorio

Stele daunie verso l’UNESCO, Manfredonia ci prova: tra candidatura e nuove idee per il territorio

Dall’iter avviato dal Comune alle ipotesi su Grotta Scaloria e prodotti tipici: un percorso lungo che punta a valorizzare storia, cultura e identità locale

Di Michele Apollonio
21 Marzo 2026
in Cultura&Società, Manfredonia
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La recente notizia della presentazione da parte della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, su proposta del Ministero della Cultura, della candidatura al patrimonio culturale immateriale, del presepe, dell’appassimento delle uve di Valpolicella e del patrimonio alimentare alpino, ha riportato alla mente la candidatura delle “stele daunie”, le straordinarie testimonianze dell’arte e della cultura dei dauni che abitarono su questa sponda del golfo adriatico.

A che punto è l’iter che dovrebbe condurre alla loro candidatura? La domanda l’abbiamo girata all’assessora alla cultura Maria Teresa Valente che ha da tempo impostato una serie di attività propedeutiche alla realizzazione di quel prestigioso obiettivo rientrante nell’avviato “risorgimento culturale” manfredoniano.

“Abbiamo avviato – spiega – il lavoro sulla candidatura delle stele daunie a patrimonio UNESCO, con i primi incontri e momenti di confronto con i referenti del settore. Abbiamo coinvolto le associazioni del territorio ed in primis la professoressa Maria Luisa Nava, che con Silvio Ferri studiò le stele. Ma ci siamo dovuti fermare temporaneamente in attesa del Piano Strategico del Turismo e della Cultura, a cui il sindaco tiene particolarmente”.

Il Piano Strategico del Turismo e della Cultura mira a trasformare la città in una destinazione sostenibile e accogliente tutto l’anno. «Il progetto sviluppato con la collaborazione degli operatori locali – rileva il sindaco La Marca – punta alla valorizzazione delle risorse culturali, alla riqualificazione delle infrastrutture, alla integrazione dei ‘contenuti’ con i ‘contenitori'”.

“È una scelta di metodo” realizza l’assessora Valente. “Vogliamo procedere – considera – in maniera coordinata, dando il giusto peso e valore a tutto ciò che Manfredonia ha da valorizzare e alle iniziative da mettere in campo. La candidatura è un percorso complesso, che richiede una cabina di regia chiara e una visione condivisa, per evitare frammentazioni e costruire un progetto solido e credibile. Non appena partirà il Piano, sarà coinvolta la città per partecipare ad un lavoro corale”.

Una giusta e opportuna cautela per non fare passi falsi. “La candidatura è un percorso lungo e altamente selettivo – avverte Valente – che richiede il rispetto dei criteri UNESCO e la costruzione di un dossier scientifico e tecnico molto articolato, capace di dimostrare il valore universale del bene proposto. La fase che si aprirà con il Piano Strategico sarà decisiva per definire priorità, strumenti e alleanze istituzionali, elementi indispensabili per affrontare un iter che richiede competenze multidisciplinari, risorse economiche adeguate e una forte capacità di coordinamento tra enti, studiosi e realtà del territorio”.

L’Italia detiene il primato mondiale per numero di siti riconosciuti dall’UNESCO come Patrimoni dell’Umanità. Al 2025 risultano iscritti 59 siti UNESCO, tra beni culturali, in grande maggioranza, e naturali. Un patrimonio culturale e ambientale stimato in circa 1.100 miliardi di euro. C’è un ferreo e accurato protocollo da osservare per aspirare all’iscrizione al patrimonio UNESCO. Essere riconosciuti dall’UNESCO aiuta a promuovere la tutela dei beni, a valorizzare il turismo e l’economia locale.

Sulla scia e nel contesto del successo della Cucina italiana e delle ultime proposte di candidature dell’uva e del patrimonio alimentare alpino, Manfredonia potrebbe proporre la candidatura delle seppie di Siponto. Il litorale sipontino è il naturale habitat di quel prelibato mollusco che predilige le sponde del golfo di Manfredonia per la sua riproduzione. Il greco Strabone e il romano Cicerone, fanno derivare il nome Sipontum dalla enorme quantità di seppie presenti nel mare del golfo tanto che, sin dal Settecento sono state emesse dalle autorità preposte, delle ordinanze per disciplinare la particolare attività di pesca. Sulla stessa linea potrebbero essere considerate anche le “triglie di scoglio con i baffi di Manfredonia”, altra specialità tutta manfredoniana.

Ma ci sono altri beni materiali e immateriali che potrebbero essere presi in considerazione. La neolitica Grotta Scaloria, cattedrale del culto delle acque, ad esempio.

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Tags: culturaGrotta ScaloriaManfredoniaseppie di Sipontostele daunietradizioniturismoUnesco
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