“Una comunità deve essere capace di proteggere e riconoscere il dolore, tenendo unito ciò che rischia di spezzarsi”. Parte da qui la risposta di Pasquale Cataneo, consigliere comunale di Foggia, alle parole del padre del giovane aggredito da un gruppo di minorenni sul treno Foggia-Bari, episodio che ha scosso profondamente l’opinione pubblica.
Il consigliere interviene per chiarire il ruolo delle istituzioni e rilanciare alcune proposte già avanzate sul tema della sicurezza, sottolineando come non tutte siano state ascoltate.
Le proposte rimaste senza risposta
Cataneo respinge l’idea di una politica completamente assente, pur ammettendo ritardi e criticità. “Non tutti, a livello istituzionale, sono disattenti”, precisa, evidenziando come diverse iniziative per rafforzare la sicurezza urbana e ferroviaria siano state presentate nei mesi scorsi, senza però trovare piena attuazione.
Tra le poche misure concretizzate, viene citato il presidio notturno dell’operazione “Strade Sicure” a Foggia. Per il resto, molte richieste sarebbero rimaste inascoltate, nonostante un contesto territoriale segnato da un alto indice di criminalità, che colloca la provincia tra le prime trenta in Italia.
Il piano per la sicurezza ferroviaria
Il consigliere rilancia quindi un pacchetto di interventi considerati prioritari, a partire dal rafforzamento della presenza delle forze dell’ordine nelle stazioni e sui treni.
Tra le richieste principali c’è il ripristino dei turni notturni della polizia ferroviaria, attualmente assenti da circa un anno. A questo si aggiunge la necessità di attivare un presidio stabile di sicurezza interna di Ferrovie dello Stato, già previsto nei piani aziendali ma non ancora operativo a Foggia.
Altro punto centrale riguarda la tecnologia: Cataneo chiede l’aggiornamento dei sistemi di videosorveglianza, sottolineando però che “devono essere affiancati da una presenza fisica costante”, indispensabile per prevenire episodi di violenza.
“Come il branco di buoi muschiati”
Riprendendo la metafora utilizzata dal padre della vittima, il consigliere invita la politica a fare fronte comune. “Dobbiamo stringerci in cerchio per mettere al centro i più vulnerabili, in particolare i nostri giovani”, afferma, parlando di un impegno che – a suo dire – è condiviso trasversalmente anche da altri consiglieri.
Non solo repressione, ma educazione
L’appello finale è rivolto alla Giunta comunale, affinché solleciti un intervento urgente del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica.
Ma Cataneo insiste anche sulla necessità di affiancare alle misure repressive un lavoro educativo nelle scuole e nelle università, coinvolgendo la Consulta provinciale della Legalità per ricostruire un senso di comunità capace di prevenire il disagio giovanile.
“L’individuazione dei responsabili dimostra che tecnologia e professionalità funzionano – conclude – ma per prevenire servono più uomini e una presenza costante nelle stazioni e sui treni”.











