Un flusso di messaggi nelle ore immediatamente successive alla strage di San Marco in Lamis del 9 agosto 2017, riferimenti espliciti a “Padre Pio” e a “un macello”, contatti con soggetti calabresi legati al traffico di droga. È quanto emerge dalle pagine della maxi inchiesta “Mari e Monti” contro il clan dei montanari Li Bergolis-Miucci, attualmente al centro di un processo con 42 imputati in abbreviato, tra cui il boss Enzo Miucci detto “Renzo” e 8 a dibattimento con rito ordinario.
Gli inquirenti, in questi atti, ricostruiscono una possibile riconducibilità “verticistica” del quadruplice omicidio alla figura di Miucci, già indicato da diversi collaboratori di giustizia come ideatore e anche esecutore dell’agguato che costò la vita a Mario Luciano Romito (obiettivo principale), Matteo De Palma e i contadini Aurelio e Luigi Luciani. A rafforzare il quadro indiziario, secondo l’accusa, vi sarebbero proprio gli sms intercettati nelle ore e nei giorni precedenti e successivi al massacro.
Gli sms del 9 agosto: “Che cazzo hanno combinato?”
Le carte riportano uno scambio di messaggi del 9 agosto 2017 tra utenze in uso a soggetti calabresi che intrattenevano rapporti d’affari con Enzo Miucci, indicato con il soprannome di “Padre Pio”. Proprio in quelle ore, secondo quanto annotato, emerge “uno scambio di messaggi con un’utenza in quel momento non ancora intercettata, dai quali si evinceva un possibile coinvolgimento nel grave fatto di sangue verificatosi”.
Alle 21.13.43 del 9 agosto, poche ore dopo l’eccidio, uno dei messaggi riporta testualmente: “Ieri vi siete visti? MINCHIA HAI SENTITO DAGLI AMICI DI PADRE PIO CHE CAZZO HANNO COMBINATO?”.
Pochi minuti dopo un altro sms: “Si infatti quello volevo dirti avvisalo che io gli ho mandato il mes ma ancora non mi ha ris INTUIVO CHE STAVA COMBINANDO QUALCOSA come mi ris mi organizzi (messaggio 1 di 2)”, seguito da un secco: “un incontro (messaggio 2 di 2)”.
Ancora: “Con padre pio?”, e subito dopo: “Glielo hai detto per il pianoforte qui dal lordazzo”.
Secondo gli inquirenti, si tratta di conversazioni che, nel loro contesto, farebbero riferimento all’agguato e a un coinvolgimento diretto del capo del gruppo montanaro.
“Padre Pio ce l’ha staccato un macello”
Il giorno successivo viene registrato un nuovo sms indirizzato a Miucci. Il testo, riportato nelle carte, è esplicito: “Fino a stamattina mal di denti mannaja la miseria tu come? PADRE PIO ce la staccato UN MACELLO A COMBINATO”.
Un’espressione che gli investigatori valorizzano come ulteriore elemento sintomatico, inserendola nel quadro delle relazioni tra il clan garganico e ambienti calabresi legati al traffico di sostanze stupefacenti.
Le stesse pagine evidenziano come, dalle prime ore del 9 agosto 2017, Miucci avrebbe cessato di utilizzare il cellulare in precedenza monitorato, circostanza ritenuta significativa dagli inquirenti.
Il contesto della guerra di mafia
La strage di San Marco si inserisce nella scia di sangue della faida tra il gruppo facente capo a Enzo Miucci e l’organizzazione Lombardi-Scirpoli-La Torre un tempo guidata proprio da Mario Luciano Romito. Le carte richiamano una sequenza di omicidi e tentati omicidi avvenuti nei mesi precedenti, tra cui quelli di Vincenzo Vescera, Giuseppe Silvestri e Omar Trotta, fino all’agguato del 9 agosto 2017.
In un altro passaggio, relativo all’8 agosto 2017, emerge uno scambio di sms tra il viestano Claudio Iannoli, ritenuto sodale di Miucci, e lo stesso Miucci. In uno dei messaggi si legge: “mpag ok digli a PEPA vedese di muoversi non penzase ad uscire solo la sera INTOSTASE LE PALE”. Un linguaggio che, secondo l’accusa, conterrebbe un’espressione allusiva all’uso delle armi con riferimento a Girolamo Perna detto “Peppa Pig”, ucciso ad aprile 2019 nell’ambito della guerra di mafia a Vieste.
Secondo gli inquirenti, alla vigilia della strage Miucci invitò il suo interlocutore, identificato in Iannoli a procurarsi un motoveicolo al fine effettuare un sopralluogo. Eloquente il tenore dell’SMS con riferimento a Perna e l’invito ad animarsi in modo da mostrare la propria autorevolezza e valenza criminale.
Le intercettazioni, sottolineano gli inquirenti, si aggiungono alle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia che avevano già indicato Miucci come figura centrale nella pianificazione dell’agguato, tra questi Matteo Pettinicchio, ex braccio destro del capo.
Il processo in corso
Il procedimento “Mari e Monti” vede alla sbarra 42 imputati che hanno scelto il rito abbreviato, tra cui lo stesso Enzo Miucci, e 8 imputati a dibattimento con rito ordinario tra cui Dino Miucci, fratello maggiore del boss.
Sarà il tribunale a stabilire il valore probatorio di questi messaggi e a chiarire se e in che misura possano essere considerati elementi decisivi nella ricostruzione delle responsabilità per uno dei fatti di sangue più gravi nella storia recente della provincia di Foggia.












