“La separazione delle carriere già c’è. Da anni. È stata fatta la Cartabia. È il sorteggio per il Csm a risultare inaccettabile”. Così Antonio Decaro, presidente della Regione Puglia, ha ribadito la sua posizione contraria alla riforma Nordio, intervenendo ieri mattina in via Sparano a Bari durante la consueta passeggiata del sabato.
Come riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, il governatore ha spiegato le ragioni del No al referendum del 22 e 23 marzo, mentre oggi sarà alle 11 all’AncheCinema di Bari insieme alla segretaria del Pd Elly Schlein per un’iniziativa pubblica.
Il nodo del Csm e il sorteggio
Per Decaro il punto centrale non è la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. “Attualmente è complesso per un magistrato passare dalla funzione di giudice a quella di pm e viceversa. Il nodo non riguarda le carriere ma le innovazioni introdotte dal progetto della destra”, ha spiegato alla Gazzetta.
Il governatore si è soffermato soprattutto sul meccanismo del sorteggio per il Consiglio superiore della magistratura: “Nessuno vorrebbe che il proprio amministratore di condominio fosse individuato con il sorteggio. È una cosa che non può funzionare”.
Secondo Decaro, anche l’ipotesi di due Csm distinti e di un Consiglio di disciplina rischierebbe di alterare gli equilibri: “Potrebbero creare disequilibri nell’autogoverno della giustizia italiana”.
Partecipazione e mobilitazione
Il presidente della Regione ha poi richiamato il tema dell’astensionismo e della partecipazione al voto referendario. “Su questo tema, quello della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, siamo tutti impegnati per combattere la disaffezione e restituire valore alla partecipazione civile, elemento fondante della nostra democrazia e delle nostre comunità”, ha dichiarato.
La segreteria nazionale del Pd, come ricordato dal capogruppo al Senato Francesco Boccia, considera la riforma Nordio “pericolosa perché mette a repentaglio gli equilibri previsti nella carta costituzionale”.
La mobilitazione pugliese del Pd si sta articolando in incontri e dibattiti nelle sei province, con il coinvolgimento dei comitati territoriali per il No e di esponenti dell’Anm, in vista dell’appuntamento referendario.









