Le principali borse merci continuano a quotare il grano duro su livelli molto inferiori ai costi di produzione sostenuti dagli agricoltori. Lo fa sapere Cia-Agricoltori Italiani sulla base dei dati Ismea, nell’auspicare il pronto intervento dell’Icqrf – Ispettorato centrale della tutela della qualità e della repressione frodi dei prodotti agroalimentari – per verificare eventuali pratiche commerciali sleali penalizzanti che compromettano anche la trasparenza del mercato cerealicolo.
Secondo il monitoraggio Ismea dei costi medi di produzione per la campagna 2025 del frumento duro e tenero, nelle regioni del Sud, ad esempio, per il grano duro è di 318 euro a tonnellata, mentre le quotazioni della borsa merci di Foggia oscillano tra 287 e 290 euro. Situazione analoga a Bologna, dove il costo di produzione è di 302,9 euro a tonnellata, ma le quotazioni si attestano tra 276 e 281 euro. Dati che confermano una situazione di marcata criticità per il settore, con il rischio concreto, per Cia, di disimpegno da parte degli agricoltori nella prossima campagna di semina. Alla luce delle novità normative che hanno rafforzato la disciplina contro le pratiche commerciali sleali, Cia ritiene urgente intensificare il monitoraggio delle borse merci, verificando eventuali violazioni che danneggiano la redditività degli agricoltori e la trasparenza dei mercati. (Ansa)












