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Home - Duplice omicidio di mafia, nelle carte spuntano i foggiani. Il “regalo” di Rocco Moretti a Scirpoli

Duplice omicidio di mafia, nelle carte spuntano i foggiani. Il “regalo” di Rocco Moretti a Scirpoli

Pentiti, intercettazioni e il video della strage del 2017 rivelano i legami dei garganici con la "Società foggiana". Gli inquirenti: "Volto delle vittime devastato"

Di Francesco Pesante
26 Settembre 2025
in Foggia, Gargano, Inchieste
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Nuovi particolari dalle carte giudiziarie sull’arresto di Francesco Scirpoli e Pietro La Torre, capi del clan garganico Lombardi-Scirpoli-La Torre, accusati del duplice omicidio del 20 giugno 2017 ad Apricena. Quel giorno vennero ammazzati con colpo di grazia alla testa Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, il primo, detto “Mezzo Chilo”, elemento di rilievo del clan Di Summa-Ferrelli, attivo tra il territorio apricenese e l’Alto Tavoliere. Ad incastrare i due arrestati ci hanno pensato i pentiti ma fondamentale è stato anche il filmato della videosorveglianza che ha registrato l’attentato. “Li abbiamo macellati”, le parole di Scirpoli a Marco Raduano, ex boss di Vieste.

Agghiaccianti le parole riportate dagli inquirenti: “È opportuno rammentare che il volto di Ferrelli e Petrella veniva completamente devastato, in quanto colpito dal ‘colpo di grazia’, emblematico della mafia garganica. Ciò rappresenta un messaggio silente per i membri del gruppo di appartenenza delle vittime (clan Di Summa-Ferrelli), finalizzato a intimidire i suoi membri e dimostrare, al contempo la forza criminale del gruppo avversario al quale i killer appartenevano – il clan Lombardi-Ricucci-La Torre – tale, non solo di uccidere, ma di cancellare la memoria e il volto delle vittime”.

I pentiti e lo “scambio di persona”

Tra i collaboratori di giustizia è stato ascoltato anche Andrea Quitadamo, mattinatese, un tempo vicinissimo al compaesano Scirpoli. Quitadamo alias “Baffino junior”, fratello minore di Antonio, anche quest’ultimo pentitosi, ha riferito alla DDA di aver appreso direttamente da Scirpoli, detto “bacchetton” o “il lungo” della propria responsabilità e di quella di La Torre detto “U’ muntaner”. Scirpoli avrebbe espresso la propria preoccupazione a Quitadamo in ordine alla sua possibile identificazione nel video che era stato pubblicato proprio su l’Immediato.

Motivi dell’agguato mafioso? “Per fare favori al gruppo. Alla parte di Apricena e San Marco – ha spiegato “Baffino” -. Quei due omicidi erano per favorire altri clan, altri gruppi”.

La decisione di Quitadamo di pentirsi avrebbe preoccupato Scirpoli, convinto che l’ex amico avrebbe potuto riconoscerlo nel video del duplice omicidio. Per queste ragioni, “Il lungo” avrebbe pensato ad una strategia tesa a far ricadere la colpa su un’altra persona di corporatura alta e robusta.

Il designato sarebbe stato Cristoforo Aghilar, pluripregiudicato di Orta Nova, accusato dell’omicidio di Filomena Bruno, madre dell’ex fidanzata, “punita” per aver osteggiato la relazione sentimentale tra i due. Aghilar, alto 186 cm, è ben lontano dai 197 cm di Scirpoli ma per gli inquirenti è verosimile ritenere che l’indagato, nel tentativo di individuare un’altra persona, nello stesso territorio, altrettanto alta, abbia fatto riferimento proprio all’ortese che conosceva personalmente.

Scirpoli, La Torre e Moretti

Spuntano i foggiani

Con riferimento al duplice omicidio, il collaboratore di giustizia Carlo Verderosa ha riferito di aver appreso dall’ex alleato Giuseppe Albanese, foggiano del clan Moretti, che fosse stato quest’ultimo a procurare il kalashnikov utilizzato da Scirpoli per eliminare Ferrelli e Petrella. Tale informazione sarebbe stata confidata a Verderosa da Albanese nel corso di un periodo di codetenzione. Albanese avrebbe espresso preoccupazione su una possibile collaborazione con la giustizia da parte di alcune persone di Apricena, che avrebbero potuto riferire del suo coinvolgimento.

Albanese, che comunque non risulta indagato in questa vicenda, avrebbe raccontato a Verderosa di aver ricevuto l’arma niente meno che da Rocco Moretti, il boss assoluto della mafia foggiana, oggi 75enne, detto “Il porco”.

Conferme sul ruolo di Scirpoli anche da Matteo Pettinicchio, ex braccio destro di Enzo Miucci, reggente del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci. “Tutti lo avevano riconosciuto nel video in virtù della sua altezza”. Sarebbe emerso che il movente dell’omicidio risiederebbe nel controllo del territorio per conquistare un potere egemonico su Apricena e sui territori situati alle pendici del promontorio garganico sul traffico delle sostanze stupefacenti e sulle attività di estorsione. A tale zona geografica avrebbero ambito l’ormai defunto Mario Luciano Romito, ucciso nella strage di San Marco dell’agosto 2017 e Luigi Ferro, presunto autista dell’attentato di Apricena, desiderosi di dare spazio al sanseverese Angelo Bonsanto, figlioccio di Rocco Moretti che aveva già dato, stando alle carte, il proprio benestare. Secondo Pettinicchio, Ferrelli era uno che “dava fastidio là sul posto, era uno di quelli che dava fastidio, quindi andava eliminato”.

Conferme su Moretti anche dallo stesso Scirpoli che avrebbe detto a Gianluigi Troiano, altro pregiudicato poi pentitosi, di aver lavorato per il boss foggiano e di aver commesso, per suo conto, il duplice omicidio. Di rilievo il regalo dello scooter T-Max effettuato da “zio Rocco” a Scirpoli proprio per ringraziarlo del duplice omicidio commesso. “Moretti mi ha regalato questo t-max perché mi doveva fare un regalo per la mia disponibilità (da intendersi come partecipazione diretta) negli omicidi commessi in quella zona…”. È anche emerso, sempre dalle carte, che il T-Max in precedenza sarebbe stato riconducibile ad uno stretto parente di Giuseppe Spiritoso alias “Papanonno”, storico esponente della “Società foggiana”, nonché elemento di vertice della batteria Moretti, fratello di Franco Spiritoso detto “Capone”, il “cassiere” della mafia assassinato in un agguato a Foggia il 18 giugno 2007. Va precisato che, nonostante questi elementi, Rocco Moretti non risulta indagato. Ma per gli inquirenti, Scirpoli e La Torre avrebbero agito consapevoli di favorire e rafforzare sul territorio il clan Lombardi-Ricucci-La Torre alleato con il clan Moretti.

Francesco Scirpoli

Chi è Scirpoli

Francesco Scirpoli detto “il lungo”, è un elemento di spicco del clan mafioso garganico antagonista dello storico clan Li Bergolis-Miucci. Sono gli inquirenti a ricostruirne il profilo. All’età di 40 anni compare già nelle inchieste antimafia, ad iniziare da “Iscaro-Saburo” del 2004, che certificò per la prima volta l’esistenza della mafia garganica e da ultimo “Omnia Nostra” (processo ancora in corso, ndr), in cui Scirpoli e Pietro La Torre sono indicati tra gli elementi apicali del clan.

Il mattinatese è stato condannato in abbreviato con sentenza definitiva a 8 anni e 4 mesi di reclusione per l’assalto con i kalashnikov ad un portavalori a Bollate, in provincia di Milano; in quella circostanza, Scirpoli, Antonio Quitadamo e alcuni esponenti di rilievo della mala cerignolana e della provincia BAT, saccheggiarono un blindato portando via milioni di euro in gioielli.

Del clan è quindi parte integrante Scirpoli, la cui figura assume maggiore vigore dopo i cruenti omicidi di Mario Luciano Romito e Francesco Pio Gentile detto “Passaguai”, uccisi nell’ambito della faida garganica con i Li Bergolis.

Il suo nome comparve anche nella relazione di scioglimento per mafia del Comune di Mattinata assieme a quello della sorella Libera, all’epoca segretaria cittadina del Pd, oggi compagna dell’ex sindaco di Manfredonia, Gianni Rotice. In una intervista, la donna difese il fratello: “Adesso lavora per il Ministero degli Interni (semplici mansioni da detenuto, ndr) e sta studiando. Si è iscritto all’università ed è entusiasta di questo. Una persona normale, ma anche debole, con un carattere non tanto diverso dal mio”. Ma la storia di questi ultimi anni sta delineando tutta un’altra personalità.

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Tags: Andrea QuitadamoAntonio PetrellaApricenaclan Lombardi-Scirpoli-La TorreDda BariFrancesco ScirpoliMafia garganicaMatteo PettinicchioNicola Ferrelliomicidio ApricenaPietro La TorreRocco Moretti
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