Ha patteggiato 3 anni e 6 mesi Giuseppe Trisciuoglio, 48 anni, figlio del defunto boss Federico detto “Enrichetto lo zoppo” o “Polpetta”, arrestato il 28 aprile scorso dalla Direzione investigativa antimafia di Foggia per la detenzione di un vero e proprio arsenale nascosto in un garage di via Pellegrino Graziani. Dopo oltre tre mesi di carcere il gup ha accolto la richiesta di patteggiamento, con il consenso della procura, e disposto che la pena venga scontata ai domiciliari.
L’arsenale scoperto dalla Dia
Quel pomeriggio di fine aprile gli agenti avevano notato Trisciuoglio entrare con un’auto nel box di cui possedeva le chiavi, insieme a un conoscente estraneo alla vicenda. Dentro il garage la scoperta: un Kalashnikov Ak 47 con due caricatori, tre fucili (due dei quali rubati a San Marco in Lamis nel luglio 2023), un fucile a pompa, tre pistole con matricola abrasa, quattro silenziatori, oltre 630 munizioni, un cannocchiale da carabina, una divisa della Polizia, dieci cellulari, dodici targhe, un casco integrale e un’ascia.
La linea difensiva e le accuse
Interrogato, Trisciuoglio aveva negato ogni responsabilità sostenendo di non sapere della presenza delle armi, di non averle mai toccate e di non frequentare quel garage da anni. A scagionarlo era intervenuta la madre, che aveva attribuito le armi al marito Federico, morto nell’ottobre 2022 dopo lunga malattia. Ma il gip non aveva creduto a questa versione: armi in perfetto stato, fucili rubati mesi dopo la morte del padre, il possesso delle chiavi e l’utilizzo del box per incontri personali costituivano indizi gravi.
Una vita segnata dalla criminalità
Il giudice ha ricordato i precedenti di Trisciuoglio e la sua “stabile appartenenza a contesti criminali di elevato spessore”. Nel 2012 la condanna a 7 anni e 2 mesi insieme al padre nel processo “Piazza Pulita” per estorsioni aggravate alla società rifiuti Amica; nel 2013 altri 4 anni e 2 mesi nel maxi-processo “Corona” alla Società foggiana. Era stato assolto da accuse di mafia, droga e armi nell’operazione “Poseidon” del 2004, mentre nel 2016 era sfuggito a un agguato di mafia legato alla guerra tra clan, ordinato dal gruppo Sinesi-Francavilla.
La decisione del giudice
Nonostante i plurimi indizi e il peso del passato giudiziario, Trisciuoglio ha scelto la via del patteggiamento, ottenendo uno sconto di pena e i domiciliari. Una strategia processuale che gli ha permesso di lasciare il carcere, pur continuando a dichiararsi estraneo all’arsenale scoperto nel garage.










