Dove si sia nascosto nei sei mesi di latitanza e chi possa averlo aiutato a sfuggire alla cattura restano domande senza risposta. Tommaso Morra, 48 anni, cerignolano, è comparso ieri mattina davanti al giudice monocratico del Tribunale di Foggia per il processo per direttissima sull’evasione dagli arresti domiciliari, a cui era sottoposto fino al febbraio scorso. L’imputato ha scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere.
Dal colpo al caveau alla fuga
La sua latitanza era iniziata subito dopo che la Cassazione aveva reso definitiva la condanna a 12 anni e 6 mesi per il fallito assalto da 83 milioni di euro al caveau della società di custodia e trasporto valori “Vedetta 2 Mondialpol” di Casinato, vicino Brescia, sventato dalla polizia nel marzo 2022. Morra era stato individuato come una delle menti del colpo: insieme a complici pugliesi e calabresi aveva predisposto i mezzi per sfondare il muro blindato del caveau e il commando armato che avrebbe dovuto portare via il denaro. Il piano, seguito passo dopo passo dalla Direzione distrettuale antimafia di Brescia, fu bloccato la notte prima dell’assalto, con il blitz che portò all’arresto di 31 persone.
La cattura a Cerignola
Dopo aver trascorso circa tre anni tra carcere e domiciliari, Morra aveva ottenuto una misura alternativa. Ma con la conferma della condanna in Cassazione a metà febbraio, sapendo che sarebbe tornato dietro le sbarre, si diede alla fuga. Domenica scorsa la latitanza è finita: gli investigatori hanno pedinato un parente del ricercato e poco dopo hanno fatto irruzione nella sua abitazione in via Eduardo De Filippo, zona defilata di Cerignola, dove l’hanno catturato insieme a uomini della Guardia di Finanza.
Processo rinviato, pena residua da scontare
Morra deve scontare una pena residua di 9 anni, 6 mesi e 25 giorni per concorso in tentata rapina aggravata, porto e detenzione illegale di armi, anche da guerra, e furto di numerosi veicoli. In aula, il processo per direttissima sull’evasione è stato rinviato di un mese dopo la richiesta di termini a difesa del legale. L’imputato, attraverso la strategia difensiva, punta a un giudizio abbreviato che comporterebbe uno sconto di un terzo della pena.
Le accuse degli inquirenti
Secondo l’accusa, Morra fu tra i principali coordinatori delle fasi preparative dell’assalto al caveau: la banda aveva predisposto l’utilizzo di un escavatore per sfondare il muro blindato e un commando armato di mitra per impossessarsi dei valori custoditi. La via di fuga sarebbe stata protetta da chiodi a tre punte e mezzi incendiati per ostacolare l’intervento delle forze dell’ordine. Un piano che, senza l’intervento della Dda e della polizia di Brescia, avrebbe potuto trasformarsi in una delle rapine più imponenti mai tentate in Italia.











