È un appello corale e preoccupato quello che arriva da quindici realtà del terzo settore foggiano, che hanno inviato una lettera al prefetto Paolo Giovanni Grieco e al procuratore capo facente funzioni Silvio Marco Guarriello, per chiedere un incontro urgente alla luce dell’escalation di criminalità diffusa, micro e macro illegalità che negli ultimi mesi ha colpito Foggia e la sua provincia.
Nel documento ufficiale – firmato tra gli altri da Fareambiente, Codacons Foggia, Anffas, Avo Ospedali Riuniti, Solidaunia, Admo Puglia, Associazione Foggia 5.0, Coordinamento per la Rinascita di Foggia, Associazione dei Consumatori Utenti ADCUA Odv, Effetto Foggia, L’Albero della Vita, Ato Organi Foggia, Sacro Cuore Aps, Gama Odv, ABC Puglia – si chiede alle istituzioni di fare luce su quanto è stato già fatto per contrastare i fenomeni criminali, e soprattutto quali misure concrete e strutturate si intendano adottare a breve termine.
“Non solo contrasto, ma anche prevenzione”
Le associazioni firmatarie sottolineano come la criminalità – soprattutto nelle aree più fragili e frequentate della Capitanata – sia spesso l’effetto di un profondo disagio sociale, educativo e culturale. Da qui l’intenzione di offrire un contributo non solo nella denuncia, ma anche nella progettazione di azioni preventive, attraverso strumenti di rete, ascolto e coinvolgimento comunitario.
“La percezione di insicurezza mina la serenità della convivenza civile – si legge nella lettera – ed è indispensabile che venga avviato un confronto vero con la società civile organizzata, che può offrire un supporto prezioso per comprendere e affrontare le radici del problema”.
La richiesta: “Invitateci al Comitato per la sicurezza pubblica”
Il cuore della proposta è la richiesta formale al prefetto affinché le associazioni siano invitate alla prossima riunione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica. Una presenza che, secondo i firmatari, potrebbe dare voce ai bisogni reali della cittadinanza e stimolare percorsi integrati di contrasto alla criminalità e di ricostruzione del tessuto sociale.
Il documento si chiude con l’auspicio che si possa ottenere un riscontro in tempi rapidi, auspicando una risposta che vada oltre le rassicurazioni formali: “Chi lavora ogni giorno sul territorio non può essere lasciato solo”.









