È naufragato ancora una volta, per la quinta consecutiva, il tentativo della Lega di introdurre il terzo mandato per i presidenti di Regione. L’emendamento presentato al disegno di legge sull’adeguamento del numero di consiglieri e assessori regionali è stato bocciato ieri dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato con 15 voti contrari e solo 5 a favore. A sostenere la proposta, oltre alla Lega, anche Italia Viva e il rappresentante delle Autonomie. Astenuti i senatori di Fratelli d’Italia Alberto Balboni e Domenico Matera.
Calderoli: “Amarezza e muro degli alleati”
Deluso il ministro per le Autonomie Roberto Calderoli, che ha definito l’esito “amara conferma” di una battaglia ormai solitaria. “È la quinta volta che presentiamo l’emendamento. C’era stata un’ipotesi di accordo, poi sfumata. Io continuo a pensare che il terzo mandato sia giusto, non solo per Regioni e Province a statuto speciale, ma anche per quelle ordinarie”, ha dichiarato. Calderoli ha poi lanciato un chiaro messaggio agli alleati di maggioranza: “Ho apprezzato la disponibilità di Fratelli d’Italia ad affrontare l’argomento, ma non ho apprezzato il muro eretto da Forza Italia”.
Il Pd attacca: “Basta teatrini, la legge è chiara”
A esultare per lo stop è stato il segretario regionale del Partito Democratico del Veneto Andrea Martella, che ha parlato senza mezzi termini di “commedia finita”. “Sono mesi che ripetiamo la stessa cosa: la partita era chiusa. Non è stato serio continuare questa pantomima per salvare Zaia. Dopo quindici anni da presidente del Veneto, è arrivato il momento del ricambio”, ha tuonato. “La legge è chiara: i mandati sono due. Zaia ne ha già fatti tre. La maggioranza non è disposta a cambiarla solo per lui”, ha concluso Martella, citando perfino l’Ecclesiaste: “C’è un tempo per ogni cosa. E per Zaia, a quanto pare, il tempo è scaduto”.
Una spaccatura nella maggioranza
Il voto in Commissione mette in luce una crepa nel centrodestra, in particolare tra la Lega e Forza Italia. Mentre i meloniani si astengono, i forzisti chiudono nettamente al terzo mandato, lasciando Calderoli e i leghisti sempre più isolati su un tema che appare ormai superato, almeno nei palazzi romani.
Intanto, sullo sfondo, resta il nodo delle elezioni regionali del 2025, in particolare in Veneto, dove Luca Zaia, in carica dal 2010, ha più volte fatto capire di voler proseguire la sua esperienza di governo. Ma con la bocciatura definitiva del terzo mandato, la sua corsa sembra ormai definitivamente sbarrata. E per la Lega, sarà ora tempo di trovare un successore.












