Non fu tentata violenza sessuale, come ipotizzato inizialmente dalla procura, ma un episodio di violenza privata consumato all’interno di un ascensore condominiale, dove una minorenne si ritrovò intrappolata per pochi, interminabili secondi accanto a un uomo che si stava masturbando. La vicenda, accaduta a Foggia il 23 maggio 2019, ha portato ora alla condanna definitiva dell’imputato: un uomo foggiano di mezza età, affetto da disturbi psichici, già condannato in primo grado a 16 mesi con pena sospesa. La Corte d’Appello, nei giorni scorsi, ha confermato la decisione riducendo la pena a 1 anno, sempre sospeso, accogliendo la richiesta dei difensori.
Il video e la confessione
Il caso suscitò all’epoca una forte eco mediatica, soprattutto dopo che la Questura e la Procura di Foggia divulgarono il video delle telecamere che riprendeva l’uomo mentre seguiva la ragazza all’interno del palazzo. Proprio grazie a quelle immagini l’imputato si presentò spontaneamente ai poliziotti, inizialmente negando ogni responsabilità. Disse di essersi impaurito perché “alcuni miei conoscenti hanno detto che la persona ripresa mi somiglia”. Ma durante l’interrogatorio da indagato, nel giugno 2021, confessò: “Mi vergogno. Chiedo umilmente scusa. Non so cosa mi sia preso quel giorno”.
La perizia psichiatrica e la ricostruzione dei fatti
Nel processo abbreviato, il giudice dispose una perizia psichiatrica che evidenziò una lieve disabilità intellettiva, disturbo di personalità e capacità di intendere e volere parzialmente compromessa al momento dei fatti, a causa di una reazione acuta da stress con episodio dissociativo.
Secondo l’accusa, l’uomo aveva pedinato la minorenne e poi era entrato con lei nell’ascensore, bloccandolo volontariamente per restare da solo con lei. La stessa vittima, ascoltata in aula, contribuì però a ridimensionare l’ipotesi accusatoria più grave, raccontando tra le lacrime: “Lui è sempre stato di spalle a me, immobile, non ha fatto nulla. Al mio piano ho aperto un’anta e sono uscita”.
La decisione del giudice
Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 2 anni e 6 mesi per tentata violenza sessuale. Ma il gup di Foggia accolse la richiesta di derubricazione da parte della difesa, configurando il fatto come violenza privata. Nella sentenza si legge: “Non può non rilevarsi come tra imputato e vittima non vi fu alcun contatto fisico; il comportamento dell’imputato integra il reato di violenza privata, visto che bloccando, sia pure per pochi secondi, l’ascensore, costrinse la ragazza ad assistere a un atto di autoerotismo”.
Conferma in appello
I giudici d’appello hanno ora confermato la responsabilità dell’uomo, riducendo però la pena a 1 anno, con sospensione. Una decisione che chiude un procedimento lungo e complesso, in cui hanno pesato non solo le immagini e le dichiarazioni dell’imputato, ma anche il disequilibrio psichico certificato e la mancanza di ogni contatto fisico con la vittima.









