Maggiore presenza sul territorio, potenziamento dell’assistenza domiciliare, nuovi infermieri, retribuzioni più eque e attività tracciata digitalmente: è quanto prevede l’Accordo Integrativo Regionale firmato ieri tra la Regione Puglia e i sindacati dei medici di medicina generale. Un’intesa che entrerà in vigore dal 1° giugno e che punta a rendere più efficiente e vicina ai cittadini l’assistenza sanitaria primaria, attraverso le Aggregazioni Funzionali Territoriali, i Presidi Territoriali di Assistenza e le Case della Comunità.
L’accordo, sostenuto da un investimento complessivo di oltre 83 milioni di euro, di cui 12 milioni dedicati specificamente all’assistenza domiciliare, prevede anche l’assunzione di nuovo personale infermieristico, per garantire un servizio capillare e continuativo, soprattutto a favore di anziani e soggetti fragili.
Emiliano: “I medici di base sono il presidio più vicino alle persone”
“Viva i medici di base, viva la sanità pubblica” ha dichiarato il presidente Michele Emiliano, che si è collegato telefonicamente con il tavolo sindacale per salutare e ringraziare i protagonisti dell’intesa. “In un momento difficile per la sanità pubblica in tutta Italia – ha detto – non arretreremo di un passo. Difenderemo il servizio sanitario con tutte le nostre forze, perché è un diritto dei cittadini e un pilastro per la coesione sociale”.
Piemontese: “Ora i cittadini devono percepire i cambiamenti”
L’assessore alla Sanità Raffaele Piemontese ha posto l’accento sull’impatto concreto che l’accordo dovrà avere sulla vita quotidiana delle persone: “La sfida è complessiva, e ora ci aspettiamo che i cittadini percepiscano da subito i benefici. Stiamo affrontando carenze strutturali legate a un sottofinanziamento cronico del fondo sanitario nazionale, ma vogliamo che questa svolta sia visibile e riconosciuta”. A dicembre è già prevista un’indagine anonima sulla qualità percepita, per misurare gli effetti dell’accordo direttamente dalla voce dei cittadini.
Medici più vicini alle comunità
Il nuovo modello prevede che i medici di famiglia non si limitino ad assistere i propri pazienti, ma siano presenti in maniera continuativa nelle reti territoriali di cura, operando anche al domicilio e contribuendo alla gestione delle cronicità. La retribuzione sarà legata non solo al numero di assistiti, ma anche ai servizi effettivamente erogati all’intera collettività, e verrà tracciata attraverso il sistema informativo regionale.
L’accordo sottoscritto all’unanimità
Tutte le sigle sindacali hanno sottoscritto l’intesa, a partire dalla FIMMG, con Antonio Giovanni De Maria, Nicola Calabrese, Donato Monopoli, Maria Rosaria Sportelli e Dauno Morlino; lo SMI con Mariano Cafagna e Delia Epifani; lo SNAMI con Giovanni Sportelli e l’FMT con Anna Lampugnani.
Un’intesa storica, che punta a fare della medicina di prossimità la leva strategica per rilanciare un sistema sanitario più umano, più accessibile e più equo. Un passo avanti concreto per riportare il medico di base al centro della comunità.












