La Procura di Trani ha chiesto gli arresti domiciliari per Tommaso Minervini, sindaco di Molfetta e a capo di una giunta di centrodestra al suo secondo mandato, nell’ambito di una vasta indagine della Guardia di finanza su presunti scambi illeciti tra favori amministrativi e sostegno elettorale. Al centro delle contestazioni vi sono presunte irregolarità nella gestione di appalti pubblici, tra cui quello per la nuova area mercatale della cittadina del Nordbarese, sequestrata nel luglio 2022.
Secondo quanto riportato da La Repubblica Bari, dalle successive indagini sarebbero emerse ulteriori condotte illecite in relazione anche ad altri progetti, incluso quello del nuovo porto commerciale. L’inchiesta è coordinata dai pm Francesco Tosto e Francesco Aiello e ipotizza i reati, a vario titolo, di corruzione, turbativa d’asta, peculato e falso, distribuiti in ben 21 capi di imputazione.
Interrogatori e altri indagati
Il giudice per le indagini preliminari, Marina Chiddo, ha disposto per Minervini un interrogatorio preventivo, previsto per il 2 maggio. Oltre al primo cittadino, sono coinvolti anche l’autista Tommaso Messina, l’imprenditore Vito Leonardo Totorizzo, un luogotenente della Guardia di finanza, Michele Pizzo, nonché diversi dirigenti comunali: Alessandro Binetti, Lidia De Leonardis, Domenico Satalino e il funzionario Mario Morea.
La richiesta di arresto riguarda quattro indagati e, secondo i magistrati, è motivata dal rischio di reiterazione delle condotte illecite. Tutti gli interessati avranno a breve l’occasione di fornire la propria versione dei fatti di fronte alla giudice.
Il messaggio del sindaco: “Ho sempre agito per il bene pubblico”
In un post pubblicato su Facebook, Tommaso Minervini ha reso noto l’avviso di comparizione ricevuto e ha commentato la vicenda con toni di profondo rammarico: “Mi hanno notificato un avviso di comparizione per il 2 maggio di fronte al Gip di Trani ove, unitamente ad altri, dovrò essere interrogato preventivamente. Sono profondamente addolorato e mortificato”, ha scritto.
Il sindaco ha difeso la propria azione amministrativa, sostenendo che “le contestazioni assumono rilevanza penale laddove, invece, disvelano condotte svolte sempre nell’interesse della collettività”. Ha inoltre negato ogni arricchimento personale: “Non mi sono mai appropriato di un solo centesimo né per me, né per altri”. E ha concluso dichiarando piena fiducia nella giustizia: “Confido, ed auspico, di poter risolvere quanto prima ogni profilo di questa incresciosa ed imbarazzante situazione”.
Una vicenda destinata a far discutere
La richiesta di arresto per il sindaco di Molfetta segna un nuovo e delicato capitolo nei rapporti tra amministrazione pubblica e magistratura, riportando alla ribalta il tema della trasparenza nella gestione delle risorse pubbliche. Le prossime settimane saranno decisive per chiarire le responsabilità individuali e verificare se le accuse mosse reggeranno al vaglio dell’autorità giudiziaria.












