La sopravvivenza dell’Archivio di Stato di Foggia nella sua sede storica è oggi fortemente a rischio. A lanciare l’allarme è il deputato di Azione, Ettore Rosato, che ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro della Cultura Alessandro Giuli, chiedendo un intervento urgente per impedire che il patrimonio archivistico venga trasferito fuori provincia o disperso in varie sedi.
Un istituto storico, nato nel 1818
L’Archivio di Stato foggiano, istituito nel 1818 e operativo dal 1820, rappresenta un polo fondamentale per la ricerca storica in Capitanata, frequentato da studiosi, studenti universitari e scuole. Il cuore dell’istituto è la sede di Palazzo Dogana, dove sono custodite la direzione e la biblioteca, quest’ultima considerata una delle più importanti per la consultazione di testi storici sul Mezzogiorno e sull’ordinamento amministrativo italiano.
Il fondo più prestigioso è dedicato alla dogana delle pecore di Foggia, tema centrale per comprendere l’evoluzione economica e sociale della Puglia. Tra i numeri che fotografano la ricchezza della collezione: 14.554 monografie, 836 periodici, 711 documenti grafico-iconici e 512 volumi antichi.
Sfratto e lavori in corso: una situazione paradossale
Fino al maggio 2024, l’Archivio era articolato in quattro sedi. Oggi ne restano due, una delle quali è Palazzo Dogana, proprietà della Provincia di Foggia, che però ha deciso di non rinnovare il contratto di locazione, chiedendo la restituzione dell’immobile. Il Comune ha fatto sapere che non dispone di immobili demaniali da destinare alla nuova sede, rendendo la situazione ancora più critica.
A complicare ulteriormente il quadro, proprio nel mese di aprile sono iniziati i lavori di restauro all’interno di Palazzo Dogana, in una sorta di paradosso che vede un edificio in ristrutturazione ma destinato a non accogliere più l’archivioper cui era stato centrale per decenni.
Rosato: “Difendere un patrimonio identitario”
“L’Archivio di Stato di Foggia non può essere smembrato o trasferito – ha dichiarato Ettore Rosato –. È un presidio di cultura e identità per l’intera Capitanata. Mi appello al ministro Giuli affinché venga individuata al più presto una soluzione adeguata e rispettosa del valore che questo istituto rappresenta”.
Il caso è destinato a far discutere e mobilitare il mondo culturale foggiano. Perché a rischio non c’è solo un luogo fisico, ma un capitale documentale e simbolico che affonda le radici nella storia della Puglia e merita di essere tutelato e valorizzato, non abbandonato.











