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Home - Monumento alle vittime civili dei bombardamenti del 1943, Foggia avrà il suo luogo di memoria

Monumento alle vittime civili dei bombardamenti del 1943, Foggia avrà il suo luogo di memoria

Un parallelepipedo realizzato in pietra di Apricena di 5 metri di altezza in emersione. Quattro facce: la prima è quella della ferita

Di Antonella Soccio
9 Aprile 2025
in Cultura&Società, Foggia, Immediato TV
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Tra qualche settimana Foggia conoscerà il suo Monumento alle vittime civili dei bombardamenti del 1943 nello slargo intitolato al parlamentare Vincenzo Russo, che dalla stazione conduce al nodo intermodale.
A presentare l’iniziativa alla cittadinanza la sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo, il presidente della Fondazione Monti Uniti Aldo Licustro, l’assessore al Patrimonio Davide Emanuele, Maurizio Carmeno in rappresentanza della CGIL, l’artista realizzatore dell’opera Alfredo “Nemo” Romagno, il consigliere comunale promotore della delibera del 2016 Pasquale Cataneo, il presidente del comitato promotore Alberto Mangano e il presidente dell’Associazione Vittime Civili di Guerra Michele Corcio.

“Dopo un percorso lungo riusciamo a traguardare il monumento che ricorda la nostra città e la tragedia dell’estate del 1943 – ha detto l’assessore comunale al Bilancio -. Oggi ci sembra un evento lontano, ma io ho sempre vivo un ricordo familiare. A mia nonna paterna mancava un pezzo di spalla, a causa di una scheggia di bomba che la colpì. È giusto completare questo iter. L’installazione del monumento e della locomotiva storica sono un simbolo delle ragioni storiche dei bombardamenti. Foggia era un asset strategico ferroviario. Vogliamo dare dignità alla nostra storia”.

11 associazioni, come ha ricordato l’eletto meridionalista Cataneo, sono artefici di questo risultato, che comprende il restauro della locomotiva storica, la realizzazione della piattaforma, le procedure in comodato d’uso dell’area di proprietà di Rfi, l’evento inaugurale delle prossime settimane.
“Tutto è stato condiviso con la Sovrintendenza. Saranno installate due telecamere, si realizzerà una cartellonistica per la protezione passiva”, ha aggiunto il consigliere maggiore artefice del dialogo tra le associazioni, Ferrovie e l’Ente. Memoria identità e azione con chi comincia e con chi persevera, il motto.

Felicissimo Alberto Mangano, che ha fatto della divulgazione della storia la sua missione personale e culturale. “Questo per me è un momento importante, vivo questo giorno con l’emozione di un bambino. Io sono quel bambino che quando andava a mangiare dai nonni a tavola si faceva riferimento sempre a qualcuno che era morto sotto i bombardamenti. La Storia non mi aveva raccontato niente della mia città, è un limite didattico. Sono rimasto con questa curiosità, che ho soddisfatto da grande. Ho scoperto che c’erano dei corpi innocenti che andavano ricordati. Il compito della mia generazione era quello di ricordare qualcosa che non si sa o si sa per sentito dire. Non ero l’unico folle, ho trovato una decina di compagni. Abbiamo raccolto dei fondi e la gente ci ha detto che non eravamo tanto folli, durante il percorso abbiamo realizzato un museo sull’immane tragedia del ’43. Avevamo bisogno della forza delle altre associazioni e abbiamo incontrato persone che hanno condiviso il nostro progetto e hanno contribuito economicamente affinché si potesse arrivare alla sua realizzazione. L’associazione nazionale vittime civili di guerra, la CGIL perché tanti lavoratori sono morti e la Fondazione Monti Uniti che avevo contattato con il compianto Francesco Andretta. La Fondazione ha acceso il faro della cultura. Questo monumento non è solo un simbolo storico, ma uno strumento attraverso il quale la città deve ricompattarsi. Cataneo è sempre stato al nostro fianco. Una città può crescere quando persone di grande volontà si incontrano”.

Corcio ha ricordato che solo nel 2024 nel mondo ci sono state 61.353 vittime civili di guerra tra Gaza e Ucraina. “Da diversi anni abbiamo avviato una campagna “Stop alle bombe sui civili”. Il monumento e la locomotiva sono due simboli importanti. Il monumento deve essere l’occasione di una maggiore vicinanza del territorio alla memoria”, ha osservato.
Il presidente della Fondazione Monti Uniti Aldo Ligustro ha ricordato l’impegno. “Condivido la felicità di partecipare a questo momento, abbiamo coperto la parte del finanziamento mancante. Condivido la collocazione, molte delle vittime sono state falciate in ferrovia. Non siamo nuovi alla memoria sui bombardamenti, Francesco Andretta per 13 anni presidente della Fondazione si impegnò a recuperare a Londra le foto scattate dagli aerei con la ricerca storica. È un patrimonio di fotografie importantissimo. Gli storici da sempre si pongono degli interrogativi, a cominciare dal numero delle vittime. Anche chi accoglie la valutazione al ribasso sa che Foggia è la città che ha subito più vittime in Europa in proporzione ai suoi abitanti. Tutti conoscono il dramma di Dresda e nessuno conosce Foggia”.

La tecnica teorizzata dalla Raf contro la popolazione di un paese nemico era atroce. Scendevano a bassa quota. “Uno dei bombardamenti più feroci è avvenuto ad armistizio ancora non avvenuto ma già firmato. Io sono che sono stato a lungo in Germania e conosco le tecniche dei bombardamenti. Mitragliare a bassa quota le persone è stato atroce. Inglesi e americani sono stati i nostri liberatori ma oggi quei loro atti sarebbero considerati dei crimini internazionali”.

Il senso di adesione della CGIL è stato invece quello approfondire il ruolo del lavoro. Come ha spiegato Carmeno, due luoghi simbolo come il Palazzo dei Contadini e la Stazione sono stati colpiti dai bombardamenti e molti foggiani persero il lavoro.
“Mio nonno ferroviere per due anni non ha lavorato, ci fu un contesto di povertà, si sopravviveva. Il mondo del lavoro è riuscito ad uscire dalle macerie ricostruendo il Paese. Questa è una operazione prima che di memoria e di rievocazione, culturale ed educativa. La memoria è la consapevolezza del presente e ci indica la strada del futuro. Abbiamo oggi un contesto di riarmo bellicoso e pericoloso che va contrastato”.
Ebbene il monumento è un parallelepipedo di 35mila kg  realizzato in pietra di Apricena di 5 metri di altezza in emersione. Quattro facce: la prima è quella della ferita. Poi nelle altre facce un misto di volti e frammenti, che può ricordare il capolavoro di Picasso Guernica: due volti a rilievo per la natura della famiglia, del sociale e della comunità, con la frammentazione che ha una sua forza d’animo che nessuno potrà scalfire. Volti astratti sull’altra faccia e un ultimo prospetto molti volti.

L’artista è stato coadiuvato da diversi ingegneri tra cui Stefano Torraco, Roberto Mansueto, Antonio Castore. “La prima faccia rappresenta la ferita della città. Quella memoria non è scomparsa, sono nato a Largo Rignano ora Piazza Nuova, gli anziani raccontavano i bombardamenti, il racconto era emotivo, sentimentale, era un processo di ricordi, non di eventi. Mio nonno era ferroviere. Ho voluto fissare sulla materia l’idea, il pensiero, il ricordo di ciò che è accaduto”.

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Tags: Foggia
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