Aveva giurato che l’avrebbe vendicato, anche a costo di passare altri trent’anni in carcere. Ma la sua sete di vendetta si è infranta contro le intercettazioni e il lavoro della squadra mobile di Foggia. La Cassazione ha reso definitive le condanne a Daniele Barbaro, 34 anni, foggiano, e ad altre due donne coinvolte con lui nel possesso illegale di armi, tra cui una pistola-mitraglietta. Obiettivo: prepararsi a vendicare l’omicidio dello zio Alessandro Scrocco, assassinato il 17 maggio 2022 davanti al carcere di Foggia. Un delitto tuttora impunito.
Il killer resta senza volto
Scrocco, 31 anni, stava rientrando in carcere in regime di semilibertà, dopo aver scontato quasi per intero una pena di 15 anni per l’omicidio di un vicino di casa avvenuto nel 2010 al rione Candelaro. Aveva appena parcheggiato davanti alla casa circondariale quando fu raggiunto da colpi di fucile esplosi da un uomo appostato tra le auto. L’assassino fuggì a bordo di un’auto guidata da un complice. Le telecamere del carcere ripresero tutta la scena, ma a oggi non esistono indagati né imputati: un omicidio senza volto.
La promessa di vendetta
All’epoca dell’agguato, Daniele Barbaro era detenuto a Saluzzo, in Piemonte, per reati commessi da minorenne, compresa l’affiliazione alla “Società foggiana”. Il giorno dopo l’omicidio dello zio, fu intercettato mentre parlava al telefono con un familiare. Le sue parole non lasciavano dubbi: “A mio zio lo devo vendicare a tutti i costi, a costo che devo morire io dopo di lui… Devono morire pure loro. Il giorno che mi fanno uscire devo andare fino nelle case loro”. Una dichiarazione di guerra in piena regola.
Le armi per la vendetta
La polizia, già allertata dalle prime intercettazioni, mise sotto controllo altri contatti di Barbaro. Le indagini portarono al sequestro di una pistola-mitraglietta “Skorpio” calibro 7.65, nascosta a Foggia e spostata su indicazione del detenuto. L’arma fu trovata il 12 giugno 2022, durante un’operazione che portò anche all’arresto di un uomo in flagranza e all’identificazione di tre donne coinvolte nel trasporto dell’arma: tra loro la fidanzata di Barbaro, Vincenza Onorati, 33 anni, e Concetta Delli Carri, 30, compagna della vittima.
Gli arresti e le condanne
Il 28 marzo 2023 Barbaro venne scarcerato per fine pena. Due giorni dopo, il 30 marzo, la squadra mobile lo arrestò di nuovo insieme alle due donne, eseguendo un’ordinanza cautelare per concorso nella detenzione della mitraglietta. Quando fu trovato in un appartamento a Trinitapoli, Barbaro aveva con sé anche una pistola “Walther PPK”: fu arrestato in flagranza per questo secondo reato.
Le condanne sono ora definitive. Barbaro e Onorati dovranno scontare 2 anni e 6 mesi ciascuno, mentre Delli Carri ha ricevuto una condanna a 2 anni con pena sospesa. Barbaro, da mesi ai domiciliari, dovrà finire di scontare anche i 2 anni legati al possesso della pistola trovata al momento dell’arresto.
Il ricorso in Cassazione con cui si chiedevano assoluzioni o quantomeno riduzioni di pena, è stato rigettato. La Suprema corte ha confermato quanto già stabilito dalla Corte d’Appello di Bari il 28 maggio 2024, che a sua volta aveva convalidato la sentenza di primo grado del 17 ottobre 2023.
Un omicidio che grida ancora giustizia
Nel fascicolo sulla morte di Alessandro Scrocco, però, le pagine restano in bianco. Nessuna accusa, nessun colpevole. Solo le immagini delle telecamere e una lunga scia di sangue che si è aggiunta a una catena di delitti senza nome, nella provincia più impunita d’Italia.








