Una voce potente, un sound che mescola pop, elettronica, funk, dance e accenni psichedelici, e un testo che è tutto fuorché accomodante: Roberta di Gregorio torna sulla scena musicale con “Colpa mia”, il singolo che segna il suo atteso ritorno discografico e anticipa l’album “Patetici”, in uscita nel 2025.
L’artista pugliese, con una carriera decennale alle spalle tra concerti live, sperimentazioni e impegno sociale, apre un nuovo capitolo del suo percorso musicale con un brano che è insieme sfottò e manifesto esistenziale. “Colpa mia”, scritto e prodotto da Supremo, è una canzone d’autore che si muove tra ironia, rabbia, consapevolezza e leggerezza, in un mix volutamente scomodo, che prende di mira “chi non comprende la realtà in cui vive e addita chi è diverso”.
Un ritorno carico di emozione e verità
“È un nuovo inizio, un ritorno, una ripartenza”, ha dichiarato Roberta di Gregorio. “Questo pezzo è un bel modo per tornare e ne ho tante altre da farvi sentire… non vedo l’ora”. Dopo aver affrontato in passato momenti difficili legati all’ansia e alla depressione – temi già toccati nel singolo “Il tempo ha perso tempo” – l’artista sceglie stavolta la via dell’irriverenza intelligente per comunicare con il suo pubblico.
Un brano per chi non ha paura di sentirsi fuori posto
“Colpa mia” non è una canzone per chi cerca perfezione o armonia rassicurante. È un brano per “figli di buona donna, cazzuti, fragili”, come lo definisce Supremo, che ne firma testo e musica. “È realista, ironico, rabbioso, con un retrogusto sconfortante. Di sicuro non è adatto ai perfettini. Per loro è un grande SBAM”, commenta con provocazione il produttore, assicurando che l’intero album sarà “spettacolare” e “da fidarsi, parola mia”.
Distribuito dall’etichetta indipendente MRP Rock’n’Real, fondata dalla stessa Roberta insieme a Supremo, “Colpa mia” segna un passo deciso verso un progetto più ampio, autentico e artisticamente libero, che non ha paura di dire le cose come stanno – anche a costo di disturbare.
Un ritorno atteso e potente, che promette di far parlare di sé. E che dimostra, una volta di più, che la musica può essere anche un atto di coraggio.










