Ancora un episodio di violenza nel carcere di Foggia, dove un agente della polizia penitenziaria è stato brutalmente aggredito da un detenuto, riportando escoriazioni e una lesione alla spalla con una prognosi di dieci giorni. L’aggressione si è verificata nella giornata di ieri, quando il detenuto ha afferrato l’agente e lo ha sbattuto violentemente contro un cancello, continuando a colpirlo. Solo il tempestivo intervento di altri detenuti ha evitato conseguenze più gravi, fermando l’aggressore prima che potesse infierire ulteriormente sulla vittima.
L’episodio segue di pochi giorni un’altra aggressione avvenuta sempre nel carcere foggiano, dove una poliziotta era stata colpita improvvisamente da una detenuta, riaccendendo il dibattito sulla sicurezza nelle strutture penitenziarie della regione.
Sovraffollamento e carenza di organico: l’allarme del Sappe
A denunciare la gravità della situazione è il Sappe, il sindacato autonomo di polizia penitenziaria, che da tempo segnala il crescente numero di episodi di violenza ai danni degli agenti. Secondo il sindacato, il carcere di Foggia è una delle strutture più problematiche della regione, sia per il sovraffollamento che per la carenza di personale.
“Il carcere di Foggia è ormai fuori controllo. Gli agenti sono costretti a lavorare in condizioni estreme, con turni massacranti e un numero insufficiente di colleghi. In Puglia mancano oltre 600 poliziotti penitenziari, e il sovraffollamento rende il lavoro ancora più difficile e pericoloso”, denuncia il Sappe.
“Chi aggredisce deve essere punito, ma le leggi non vengono applicate”
Il sindacato punta il dito anche contro la mancata applicazione delle norme già esistenti per punire i detenuti violenti. “Le leggi ci sono, ma non vengono applicate. L’isolamento immediato e il trasferimento in altre strutture fuori regione sono previsti dall’ordinamento penitenziario, ma non vengono messi in pratica. Così i detenuti sanno di poter aggredire gli agenti senza subire conseguenze”, afferma il Sappe.
Oltre alla mancata applicazione delle norme interne al sistema penitenziario, il sindacato denuncia anche l’inerzia della magistratura, che spesso non applica l’articolo 336 del codice penale, che punisce con la reclusione fino a cinque anni chi usa violenza o minaccia un pubblico ufficiale.
Gli agenti penitenziari: “Non possiamo più lavorare in queste condizioni”
L’episodio di Foggia riaccende il dibattito sulle condizioni di lavoro del personale penitenziario. Il Sappe chiede al governo un intervento immediato per aumentare la sicurezza nelle carceri e migliorare le condizioni di lavoro degli agenti.
“È inaccettabile che per 1.500 euro al mese gli agenti debbano subire aggressioni, minacce e insulti quotidiani. Il governo e il sottosegretario Delmastro devono intervenire subito, non con nuove leggi inutili, ma facendo rispettare quelle che già ci sono”, conclude il sindacato.
La situazione nel carcere di Foggia resta dunque esplosiva, mentre gli agenti penitenziari continuano a lavorare in un clima di crescente tensione e insicurezza.









