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Home - Ferretti, il saio delle Stimmate e la funzione delle reliquie nella Chiesa. “La vita dei Santi parla ai giovani”

Ferretti, il saio delle Stimmate e la funzione delle reliquie nella Chiesa. “La vita dei Santi parla ai giovani”

Il vescovo di Foggia: "San Pio è il Santo del mondo, è il Santo del Novecento, un grande spirituale, un uomo di miracoli"

Di Antonella Soccio
11 Febbraio 2025
in Cultura&Società, Foggia, Immediato TV
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L’arrivo dell’Abito delle Stimmate di San Pio e la sua permanenza per due settimane nella parrocchia di Sant’Anna a Foggia ha riempito di gioia Giorgio Ferretti, arcivescovo della diocesi Foggia-Bovino.

La sua conoscenza diretta delle opere e dei luoghi del Santo cappuccino è iniziata proprio in Capitanata. A l’Immediato, il vescovo ha consegnato alcune riflessioni sulla reliquia del Saio.

“Da un anno sono qui. Ho vissuto molti anni in Africa, prima a Roma e a Genova non avevo mai visitato San Giovanni Rotondo, però è chiaro che il nome di San Pio è un nome mondiale. Stavo a Parigi con un vescovo cinese a settembre, doveva costruire la sua cattedrale, il governo gliel’ha concesso, e lui diceva di volere una reliquia. Gli ho proposto di chiedere ai cappuccini una reliquia di Padre Pio, e gli si sono illuminati gli occhi. San Pio è il Santo del mondo, è il Santo del Novecento, un grande spirituale, un uomo di miracoli. È conosciuto veramente e profondamente in tutto il mondo. Mi ha sempre stupito un particolare quando ho visitato il suo ospedale: come un piccolo frate, chiuso in un monastero, passando la vita nella preghiera e nella confessione, ha avuto non solo l’intuizione ma anche l’audacia di pensare a un’opera così grande. Questo ci mostra come più siamo persone spirituali, vicine a Dio, e più siamo anche persone concrete. Non esiste quella dicotomia tra vita sociale e vita spirituale, tra il pregare e l’agire. Gesù era Dio, e nella sua vita mortale è stato un uomo di preghiera ma, allo stesso tempo, di grande concretezza, giustizia e amore verso gli oppressi”.

Ferretti non è sorpreso dalle tante presenze a Borgo Croci, dove fedeli e pellegrini sono in preghiera davanti al Saio.

“Sono molto contento, perché è la mia stessa devozione. Ho pregato molte volte dinanzi a San Pio per chiedere la guarigione, la pace. Le reliquie hanno diverse categorie, come insegna la Chiesa. Il Saio è una reliquia cosiddetta ‘per contatto’: non è parte del corpo del Santo, ma è stato talmente a lungo a contatto con lui da diventare esso stesso una reliquia. Attraverso di esso abbiamo in qualche modo la presenza del Santo. È chiaro che si tratta di una presenza spirituale: non crediamo nelle immagini o nelle reliquie come fonte di grazia, ma come strumenti di trasmissione della presenza di colui che dal Cielo concede le grazie, cioè Dio, attraverso la mediazione dei Santi”.

La reliquia può avvicinare i fedeli alla Chiesa?

Può una reliquia avvicinare alla Chiesa una società sempre più secolarizzata? L’Arcivescovo Ferretti ne è convinto. “Dopo il Covid c’è stato un ritorno moderato nelle chiese, soprattutto tra i giovani. C’è una crisi di fede, ma anche la difficoltà di una Chiesa che invecchia a dialogare con le nuove generazioni. I Santi sono esempi di vita, non figure lontane che restano immobili nel tempo, ma testimoni di come si possa vivere nel mondo con la fede. Vivendo vicino a Dio, si può cambiare il mondo. I giovani vogliono cambiarlo, ma il mondo si trasforma solo costruendo il bene, non pensando solo a sé stessi. È un tema fondamentale: siamo preoccupati per tanti problemi, dalla mafia al caporalato, fino all’emergenza idrica che sta colpendo la provincia. Ma non possiamo lasciare tutto questo solo ad altri. Il cristiano si interessa del mondo. Don Milani diceva ‘I care’, ovvero ‘Mi importa’. Noi cristiani dobbiamo importarcene, perché solo così possiamo sperare di essere vicini al cuore di Dio. Questo vogliamo trasmettere anche attraverso la vita dei Santi”.

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Tags: ferretti
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