La febbre del sabato sera, per alcuni giovani legati ai clan camorristici baresi, è diventata una sfida medievale fatta di armi, intimidazione e ostentazione. Secondo quanto riportato da La Gazzetta del Mezzogiorno, le discoteche della provincia si sono trasformate in veri e propri campi di battaglia dove i rampolli delle famiglie mafiose incrociano pistole e coltelli, postando sui social immagini di una “dolce vita” arrogante e criminale.
La Direzione distrettuale antimafia di Bari ha ricostruito undici episodi di violenza, definiti “sparatine”, che vedono protagonisti giovani della Generazione Z appartenenti alle famiglie dei Palermiti, Parisi, Capriati e Strisciuglio. Le indagini hanno portato all’arresto di due giovani d’onore di Japigia: il 21enne Eugenio Palermiti e il 29enne Savino Parisi junior, accusati di detenzione e porto abusivo di armi da fuoco, aggravati dal metodo mafioso.
Violenza nei locali notturni
La notte tra il 22 e il 23 settembre, al “Bahia” di Molfetta, Palermiti era armato quando si è trovato coinvolto in una sparatoria. Michele Lavopa, 21 anni, detto “Tupac”, ha aperto il fuoco contro di lui e i suoi amici, colpendo per errore a morte la 19enne Antonella Lopez. Secondo gli inquirenti, Eugenio Palermiti stava per estrarre la pistola che teneva nascosta sotto i vestiti, ma non è riuscito a farlo in tempo. L’arma non è stata ritrovata, ma la dinamica emerge chiaramente dalle intercettazioni e dai video delle telecamere di sicurezza.
Non era la prima volta che Palermiti junior si presentava armato nei locali della movida. In un altro episodio, lui e Parisi junior sono riusciti a sfuggire a un controllo della polizia in una discoteca di Bisceglie grazie alla complicità di buttafuori conniventi. Per questi fatti, entrambi sono stati arrestati.
L’allarme degli inquirenti
Durante una conferenza stampa, il procuratore aggiunto della Dda Francesco Giannella ha denunciato la normalizzazione di comportamenti mafiosi tra le giovani leve dei clan: “Le discoteche sono diventate luoghi dove i rampolli armati si affrontano per dimostrare chi comanda. È un atteggiamento intimidatorio che mira a creare un clima di assoggettamento”. Giannella ha invitato i gestori dei locali a collaborare, affidandosi a società di sicurezza affidabili e denunciando eventuali connivenze.
Dall’inchiesta emerge che alcuni buttafuori hanno favorito l’ingresso di persone armate nei locali. Inoltre, nessuno dei titolari dei locali coinvolti negli scontri ha sporto denuncia.
Il sostituto procuratore Federico Perrone Capano, che ha coordinato le indagini sull’omicidio di Antonella Lopez, ha sottolineato come l’omertà della “società civile” e l’assenza di denunce aggravino il fenomeno. Perrone Capano, recentemente nominato alla Direzione nazionale antimafia, ha ottenuto il plauso del procuratore Giannella per il lavoro svolto.
Gli episodi di violenza, che includono anche lo scontro tra Christian Capriati e un affiliato del clan Strisciuglio nel marzo 2024, sono solo la punta dell’iceberg di una deriva criminale che coinvolge la mala gioventù barese.












