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Home - Mafia, la galassia dei montanari Li Bergolis-Miucci. Referenti sui territori e contatti con la ‘Ndrangheta

Mafia, la galassia dei montanari Li Bergolis-Miucci. Referenti sui territori e contatti con la ‘Ndrangheta

L'organigramma del clan, gli affari, le alleanze e i progetti di morte del boss Enzo Miucci. E nelle carte spunta anche un'autoaccusa dopo gli articoli de l'Immediato

Di Francesco Pesante
16 Ottobre 2024
in Gargano, Inchieste
Clan Li Bergolis-Miucci

Clan Li Bergolis-Miucci

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Affari in vari settori imprenditoriali, droga, estorsioni e molto altro ancora. L’operazione “Mari e Monti” ha certificato ancora una volta il potere del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci sul Gargano e non solo. Sono emersi nuovamente i contatti con il clan calabrese Pesce-Bellocco di Rosarno, uno dei più potenti della ‘ndrangheta. Circostanza già narrata nel 2019 dopo il blitz antimafia “Friends”.

Gli inquirenti hanno anche stilato l’organigramma del clan, pubblicato nell’ordinanza di 1007 pagine della gip Valenzi. Al vertice, anche se non raggiunto dal provvedimento, c’è il 46enne Franco Li Bergolis, da anni al 41 bis dopo la condanna all’ergastolo in “Iscaro-Saburo”. L’uomo viene indicato nella “direzione storica”, composta insieme ai suoi fratelli maggiori Matteo e Armando, anche loro in cella dopo i circa 27 anni inflitti nello stesso procedimento penale. Subito sotto ci sono Enzo Miucci detto “U’ Criatur”, 41 anni, reggente del clan e l’ex latitante Giuseppe Pacilli, 52 anni, alias “Peppe U’ Muntaner”.

Poi ci sono le “cellule” di Monte Sant’Angelo, Manfredonia e Vieste. A Monte, storico feudo dei Li Bergolis, gli inquirenti indicano il gruppo guidato da Matteo Pettinicchio, 39 anni, braccio destro di Enzo Miucci. Al di sotto Lorenzo Scarabino, Antonio Miucci (figlio di Enzo), Roberto Prencipe alias “Roberto della Montagna”, Giulio Guerra e Matteo Lauriola. C’è, sempre a Monte, la “cellula Palena” retta da Raffaele Palena, 31 anni. Con lui figurano Angelo Totaro, Pasquale Totaro, Orazio Pio La Torre, Giuseppe Ciociola e Nicola Ciliberti.

Su Manfredonia Leonardo detto “Dino” Miucci, sfuggito alla cattura in “Mari e Monti” ed al momento latitante, Tommaso Tomaiuolo e Giovanni Caterino, quest’ultimo condannato all’ergastolo in via definitiva per la strage di San Marco in Lamis ed al momento unico responsabile accertato per quella vicenda. Del gruppo faceva parte anche Saverio Tucci, ucciso nel 2017 ad Amsterdam dove gestiva il narcotraffico per conto dei montanari.

A Vieste c’era Girolamo Perna, ucciso, ma anche l’attuale pentito Marco Raduano, almeno fino al 2017, salvo poi allearsi con i Lombardi-Scirpoli, rivali dei montanari. La lista prosegue con i cugini Claudio e Giovanni Iannoli, Raffaele Prencipe, Piergiorgio Quitadamo, Giuseppe Stramacchia, Gianluigi Troiano (fino al 2017), Gianmichele Ciuffreda, Libero Colangelo e Carmine Romano. Nell’organigramma anche alcuni morti ammazzati nella guerra di mafia che si consumò a Vieste tra il 2015 e il 2020: Giampiero Vescera, Vincenzo Vescera e Gianmarco Pecorelli.

Gli affari e le rivelazioni del pentito Raduano

Estorsioni a tappeto, droga e una galassia di prestanomi per gestire i locali della movida. Inoltre pressioni, minacce e violenze per imporre lavoratori e contratti ad alcune aziende garganiche. Tutto questo emerge dalla lunga ordinanza della gip.

Inoltre, pesano le dichiarazioni dei pentiti: su tutti, Marco Raduano che ha ricordato gli incontri con Enzo Miucci: “Durante gli incontri abbiamo parlato dell’organizzazione dell’omicidio di Angelo Notarangelo, ma anche di quelli di Romito e di Ricucci Pasquale (ucciso nel 2019, ndr). La sua ossessione era l’omicidio di Romito Mario Luciano (poi ammazzato nella strage di San Marco del 9 agosto 2017, ndr). Abbiamo parlato anche dell’omicidio di Lombardi Matteo, che ha fatto pedinare. Riteneva che, eliminando Mario Luciano, sarebbe poi riuscito a fare la pace con Ricucci e Lombardi, sia perché loro erano parenti alla lontana, sia perché erano montanari”. 

E ancora: “Anche in carcere, quando venne arrestato Mario Luciano, Miucci, anch’egli detenuto nello stesso periodo, aveva espresso l’intenzione di affrontarlo, per eliminarlo, sebbene fossimo in carcere. Durante questo stesso periodo, 2011-2012, Miucci si appartava spesso a parlare con Sinesi Roberto (storico boss di Foggia, ndr), il quale aveva avuto un’ambasciata dal figlio, Francesco, che gli aveva detto che Miucci era una persona di fiducia. Poi Sinesi fu spostato di sezione e Miucci gli mandò tutto il necessario per affrontare l’isolamento. Ho personalmente assistito agli incontri tra Miucci e Sinesi al passeggio. Questo comportamento era visto dagli altri detenuti come una alleanza tra loro. Quando mi ha parlato del suo gruppo, Miucci mi ha detto che a farne parte erano Roberto Prencipe, detto Roberto della Montagna, Angelo Grilli, detto grilletto, Matteo Pettinicchio, Leonardo Miucci, Marco Piemontese, detto Marco u re, Nico Pesante e suo fratello, questi ultimi attualmente reggenti del clan su Manfredonia, Angelo Tarantino, con i suoi cugini, con uno dei quali ho anche condiviso la cella in seguito al mio arresto per le minacce alla moglie di Perna, Raffaele Palena, detto ‘strizzaridd’, Tommaso Tomaiuolo, che aveva una parentela con Prencipe, Giulio Guerra e Caterino Giovanni,  il genero di Ciccillo li Bergolis (Giuseppe Pio Mazzamurro, ndr), del quale non ricordo il nome. Questi facevano parte del gruppo dei montanari. Su Vieste c’eravamo io, Perna Girolamo, Vescera Gianpiero, che avevamo contatti diretti; poi c’erano Quitadamo Piergiorgio, Trotta Omar, Vescera Vincenzo”.

I contatti dal carcere

Nelle carte di “Mari e Monti” spuntano i legami criminali con altre consorterie tenuti dal carcere da Matteo Pettinicchio, braccio destro di Enzo Miucci. “Risulta del resto riscontrato che il Pettinicchio, durante la detenzione – si legge nell’ordinanza –, stringeva legami criminali con altre consorterie, relazionando di ciò il Miucci per espandere le loro attività criminali. A suggellare tali conclusioni vi è del resto la corrispondenza del Pettinicchio acquisita presso il carcere di Lanciano, tra i cui mittenti-destinatari emergono Francesco Arena, figlio di Carmine, esponente di spicco della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto, Domenico Bellocco, figlio di Giulio Bellocco, elemento di spicco della ‘ndrina Bellocco di San Ferdinando, imparentati con la ‘ndrina Bellocco di Rosarno, Maurizio Greco della cosca Arena di Isola di Capo Rizzuto, Giuseppe Gallone, capo del clan Gallone-Carbone di Trinitapoli, Mauro Masciavè, ritenuto elemento di vertice del gruppo criminale Masciavè, Carmine Antonio Bozzo, pluripregiudicato per droga e delitti contro persona e patrimonio, Maurizio Ciociola, appartenente al clan Li Bergolis, nipote di Matteo Lombardi alias “Lombardone”. Ciociola risulta pluripregiudicato per reati in materia di stupefacenti, contro la persona e il patrimonio, nonché per il tentato omicidio di Flaviano Fariello. L’elenco si conclude con Donato Elia Monaco, pluripregiudicato per reati inerenti la droga, delitti contro la persona e il patrimonio, Alessandro Corda, pluripregiudicato per reati contro persona, patrimonio e in materia di armi e droga e Christian Cucumazzo, pluripregiudicato per delitti in materia di stupefacenti, contro la persona e il patrimonio.

L’autoaccusa di Palena

Spunta anche l’Immediato nelle carte di “Mari e Monti”. A commentare alcuni articoli della testata, Enzo Miucci e suo figlio 22enne, Antonio. “Miucci Antonio – si legge – riferisce al padre della notizia apparsa su l’Immediato relativa ai fratelli Luciani (uccisi nella strage di San Marco, ndr), i quali secondo quanto dichiarato da un pentito non erano degli innocenti e che custodivano delle armi. Miucci Enzo afferma che non si capisce chi dice bugie e verità”.

Singolare il caso di Raffaele Palena, capo della “cellula Palena” a Monte. Il 31enne si sarebbe autoaccusato di appartenere al clan in seguito ad un articolo della testata: “L’inquadramento di Palena all’interno del clan mafioso Li Bergolis – riporta l’ordinanza – risultava chiaro dall’ascolto di una conversazione tra presenti captata in data 06.10.2022 all’interno dell’abitazione del predetto, all’indomani dell’arresto del sodale Orazio Pio La Torre per il duplice tentato omicidio avvenuto la sera del 04.10.2022 e delle relative notizie apparse sulla testata on-line ‘l’Immediato’ che associavano a La Torre il nome di Palena come colui che gli aveva dato protezione e assistenza nascondendolo all’interno della propria casa durante la brevissima ‘latitanza’ nonché l’inquadramento di Palena nella consorteria mafiosa dei Li Bergolis e la vicinanza a Miucci”.

Dalla intercettazione “emergeva che la notizia apparsa sul sito de l’Immediato il 06.10.2022 generava da subito preoccupazione in Maria Francesca Palumbo, atteso che associava Palena a La Torre e ai delitti da questo commessi la sera del 04.10.2022. Il tutto non scalfiva affatto la tranquillità di Palena che, invece, riteneva Leonardo D’Ercole soggetto di scarsa caratura criminale e non all’altezza di azioni di fuoco. Nonostante le rassicurazioni del Palena, la compagna Palumbo era intenzionata a presentare, tramite il loro legale, una smentita al giornale circa il loro coinvolgimento nella vicenda, dal momento che La Torre non era stato rintracciato nelle loro abitazioni. Palena, però, per nulla intenzionato a far giungere precisazioni o smentite agli organi d’informazione, con alto tono di voce diceva alla compagna di riferire alla propria madre che non avrebbe firmato nulla e di farsi gli affari propri: ‘diglielo che non mi deve far firmare niente a quest’altra … diglielo che si facesse i problemi che tiene alla casa…’ e continuando, faceva una vera e propria delazione autoaccusatoria dichiarando la sua piena appartenenza al clan Li Bergolis a cui aveva giurato fedeltà: ‘…diglielo che quello è del clan Li Bergolis … sta fatto il patto…’“.

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Tags: garganoLi BergolismafiaMiucciMontanari
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