È sfuggito alla cattura Dino Miucci, 46 anni, fratello maggiore di Enzo “U’ Criatur”, quest’ultimo reggente del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci, già detenuto per altra causa. Ieri mattina decine di carabinieri, finanzieri e poliziotti hanno eseguito l’operazione “Mari e Monti” contro la mafia garganica: 39 arresti, 37 in carcere e due ai domiciliari. Ma mancano all’appello Leonardo detto “Dino” Miucci, referente dell’organizzazione a Manfredonia, uno degli elementi più carismatici del gruppo criminale e Pasquale Totaro alias “Farfaridd”, 32 anni, residente a Monte Sant’Angelo. Entrambi gli arresti di competenza della polizia.
Ma per ragioni ignote, Miucci e Totaro sono svaniti nel nulla, forse favoriti da qualche soffiata? Non sarebbe una novità nel mondo della criminalità organizzata locale. In passato vennero fuori le intercettazioni di “Omnia Nostra”, blitz contro il clan Lombardi-Scirpoli-Raduano, rivale dei montanari, che svelarono contatti pericolosi tra un poliziotto del commissariato di Manfredonia, tale “Matteo”, e alcuni boss.
Dino Miucci in particolare, sarebbe un “pezzo da Novanta” dei montanari, indicato nell’ordinanza “Mari e Monti” di 1007 pagine come uno dei referenti sulla piazza di Manfredonia. Il basista della strage di San Marco, Giovanni Caterino, anche lui coinvolto in “Mari e Monti”, lo definiva “un santo” per il modo di parlare.
Con altre persone è accusato di aver costretto un imprenditore, tramite minaccia e violenza, ad assumere Lorenzo Scarabino e Antonio Miucci oltre a consegnare una somma imprecisata di denaro. Dino ed Enzo Miucci sarebbero stati i mandanti dell’attività estorsiva che però non andò a segno.
È inoltre accusato, con Raffaele Palena, di aver costretto due società a stipulare un contratto per la fornitura di piante e terreno a favore di un’azienda riconducibile a persona vicina ai Li Bergolis e a corrispondere per tale fornitura una cifra non inferiore a 16.660 euro. Evento in questo caso voluto e perseguito. C’è poi un’altra accusa dello stesso tipo, stavolta a carico di una società di movimento terra.
Il rischio è che Miucci, sottraendosi all’arresto, possa agire in favore del clan raccogliendo i proventi utili a sovvenzionare affiliati e famiglie o nascondere prove. La caccia è aperta.









