La affascinante storia di Elena dei Conti Gentile erede Freda sposata con Alfonso Arbore, il grande manager terriero, che salvò un prestigioso patrimonio e travasò tutte le attività Freda nella gestione Arbore, che si innestarono dunque nella storia locale. I loro antenati. Il Palazzo, che fu banca locale e poi abitazione privata.
È stato straordinario conoscere con le Giornate d’Autunno del Fai la grande storia della famiglia Arbore di Foggia e del suo Palazzo in Piazza Umberto Giordano e poter visitare uno degli appartamenti di famiglia, quello al primo piano dove viveva il compianto storico Gennarino Arbore, oggi perfettamente mantenuto e preservato da uno studio di architettura.
A guidare i visitatori nella grande occasione autunnale Fai uno degli ultimi discendenti della famiglia, l’architetto e storico Andrea de’ Meo Arbore, nipote di quel Gennaro, quasi misconosciuto in città, ma che fu segretario generale della Camera di Commercio di Foggia nel Novecento e presidente di moltissimi altri enti pubblici.
“Durante la guerra buona parte della famiglia si trasferì e questo diede la possibilità al Vescovo di Foggia Monsignor Farina di trasferirsi qui nel Palazzo, vennero a vivere proprio nell’appartamento di Elena e Alfonso. Questo salvò il palazzo da incursioni e saccheggi e in quei mesi che stettero qui si celebrò Messa. Gli americani stabilirono qui nel Palazzo nel primo piano un comando e altri militari andarono negli altri piani. Quando Renzo Arbore racconta che da piccolo sentiva la musica americana il jazz, racconta cose di casa, ascoltò questa nuova musica proprio qui. Non esagera”, ha raccontato con la grande capacità affabulatoria Andrea de’Meo Arbore.
Nell’appartamento si possono riscontrare i pavimenti originari degli inizi del secolo scorso, la stupenda carta da parati originaria, datata 1910, che si dice che sia di manifattura tedesca. E gli affreschi, sempre su carta, ottenuti con una particolare tecnica di fissaggio ai soffitti.
In uno degli affreschi si possono ammirare due medaglioni di vedute romantiche di genere di fine Ottocento. Come ha spiegato Arbore, il vedutismo settecentesco di Gigante rimane radicato per molto tempo nella tradizione meridionale.
In un’altra sala, i visitatori hanno potuto osservare degli affreschi, che si ipotizza siano quelli della banca che aveva sede nel palazzo.
Della storia bancaria l’appartamento conserva anche la cassaforte, trasformata poi in bagno. “Vi sfido a trovare un bagno più sicuro, solo col tempo si decise di togliere la combinazione”, ha scherzato lo speciale cicerone. “La storia delle case è la storia della città”, ha concluso.
A l’Immediato Andrea de’ Meo Arbore ha spiegato il senso del suo impegno col Fondo Ambiente Italiano. “Ci abbiamo tenuto molto a mostrare questo palazzo , almeno una parte di esso, sperando sia utile anche come esempio alla città di Foggia, che purtroppo manca della capacità di coinvolgere le storie private nella grande storia pubblica. La storia di una città è fatta di storie famiglie, di palazzi, di case, che tutte quante insieme costruiscono la storia di una città. Spero che nelle visite Fai l’interesse che hanno dimostrato i visitatori per la storia della famiglia Arbore, che è la storia del Palazzo Arbore sia significativa e che dica loro qualcosa della loro storia, della loro città e di loro stessi come cittadini. Abbiamo raccontato aneddoti e curiosità, senza mai dimenticare che la storia di un ambiente e di chi ha vissuto in una struttura è la storia di quella struttura, non si possono dividere le pietre dalle persone e quindi le cose dalle persone”.
E ancora: “La storia degli istituti bancari locali è poco battuta, c’è stata qualche pubblicazione fatta da noti studiosi locali, che hanno mostrato un eroismo nella ricerca, ma che restano ai margini della conoscenza pubblica. La storia degli istituti di credito di Foggia dell’Ottocento ci mostra una città diversa da come ce la immaginiamo oggi, era una città piena di iniziative economiche importanti anche se talvolta di breve durata e un po’ effimera, ma che testimoniano questo desiderio di una città in crescita e desiderosa di emergere e affermarsi. Purtroppo forse dobbiamo dire che non ce l’abbiamo fatta ma non è detto che sia troppo tardi per riprovarci”.










