“Si chiudono le indagini per il caso sulle torture al carcere di Foggia, per cui sono stati arrestati alcuni poliziotti penitenziari e sanitari. I poliziotti sono stati scarcerati in attesa di dimostrare le loro ragioni, mentre il Sappe, sindacato autonomo polizia penitenziaria grida ancora più forte la sua fiducia nella magistratura, poiché dopo la fase di indagini condotte dal pm e dalla polizia giudiziaria, anche la difesa avrà più spazio per rappresentare le ragioni degli imputati”. Lo scrive Federico Pilagatti, segretario nazionale del sindacato.
“Quello che ancora una volta ci lascia amareggiati è che l’amministrazione penitenziaria dopo aver creato i presupposti per quanto accaduto, e non aver preso provvedimenti adeguati previsti dalla legge, la passerà liscia dopo aver abbandonato i poliziotti al loro triste destino. Diciamo ciò non per sterile polemica, ma perché nel carcere di Foggia ci sarebbero quasi il doppio dei detenuti rispetto ai posti disponibili, mentre nell’organico della polizia penitenziaria mancano almeno 80 unità, per cui gli agenti sono costretti a carichi di lavoro massacranti in quanto devono gestire più posti di servizio contemporaneamente in un clima di violenza, prepotenza e stress, con tanti poliziotti che sistematicamente vengono aggrediti e mandati all’ospedale. Come pure è notorio che il detenuto che sarebbe stato ‘torturato’ era un soggetto violento tanto da essersi reso inviso a quasi tutta la popolazione detenuta, e da aggredire in precedenza ai fatti contestati, un poliziotto penitenziario”.
“Nonostante le varie vicissitudini di cui si era reso responsabile tale soggetto che aveva messo più volte in pericolo la sicurezza del carcere, l’amministrazione penitenziaria invece di applicare le norme dell’ordinamento penitenziario e le disposizioni in materia, non provvedeva nemmeno all’allontanamento dello stesso. Il Sappe è convinto che i poliziotti riusciranno a chiarire la loro posizione in maniera molto limpida, come pure ritiene che l’imputazione del reato di tortura sia esagerata considerato il contesto di grande stress, pericolo e paura in cui sarebbero avvenuti i fatti, grazie anche alle colpe gravi dell’amministrazione penitenziaria che ne esce pulita come sempre”.
E continua: “L’articolo 613-bis c.p. punisce con la reclusione da 4 a 10 anni chiunque, con violenze o minacce gravi ovvero agendo con crudeltà cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico, ma siamo fermamente convinti che ciò non corrisponda a quanto accaduto nel carcere di Foggia, per i motivi sopraesposti”.
Poi Pilagatti conclude: “Il Sappe rimane infine molto perplesso anche dal comportamento di alcune fonti che continuano a pubblicizzare l’identità dei poliziotti imputati quasi fossero feroci criminali condannati in maniera definitiva da mostrare alla gogna mediatica, mentre nel nostro ordinamento è prevista la presunzione d’innocenza ed il rispetto della privacy, mentre poi per il detenuto si sono tenute segrete le generalità”.









