Aveva 14 anni quando nel maggio del 1981 veniva trasfusa con diverse sacche di sangue presso l’Ospedale Provinciale “San Giuseppe” di Marino (RM). La giovane di Marino era stata colta da un evento acuto di anemia emorragica. La vita della giovane sembrava proseguire al meglio fino a quando nel marzo del 2018, dopo 37 anni da quelle trasfusioni donna scopriva di essere stata contagiata dal pericoloso virus dell’epatite B.
E’ stato a seguito di un controllo di routine dell’esame del sangue che alla donna veniva comunicato un rialzo anomalo delle transaminasi del fegato ad allarmare i medici della possibile necrosi del fegato e ad avviare la paziente ai test di eventuali virus epatici. Da qui il calvario della donna a cui veniva comunicato di essere affetta da un’epatite B irreversibile in stato avanzato e che – a differenza dell’epatite C curabile con farmaci di ultima generazione capaci di eradicare il virus – per l’epatopatia di tipo B non c’è ancora una cura eradicante.
La donna di Marino rimaneva sconcertata quando i medici l’hanno informata che il virus dell’epatite B si contrae con difficoltà ed tipico dei tossicodipendenti, prostitute, soggetti dediti a promiscuità sessuale oltre ai soggetti dializzati ed emotrasfusi! Solo dopo aver riordinato i propri ricordi la donna ha fatto mente locale di quel lontano ricovero di 33 anni prima. Ma non ricordava nemmeno di essere stata trasfusa quando era appena una ragazzina di 14 anni. Si rivolgeva all’avvocato Renato Mattarelli che dopo la richiesta delle cartella clinica don le annotazioni delle trasfusioni procedeva alla richiesta al Ministero della Salute del risarcimento dei danni nonché dello speciale indennizzo legge n. 210/1992 previsto per i soggetti danneggiati da trasfusioni di sangue e vaccinazioni.
Dopo diversi rifiuti amministrativi dell’Asl e del Ministero della Salute e una battaglia legale iniziata nel 2020, l’avvocato Mattarelli chiedeva e finalmente ha ottenuto dal Tribunale di Foggia (città in cui la donna di Marino ha la residenza formale) la sentenza n. 2408 del 18/09/24 con il riconoscimento dell’indennizzo a vita di 1.700 euro bimestrali oltre agli arretrati di circa 40mila euro a titolo di indennizzo legge n. 210/1992.
“Questa prima vittoria sarà il punto di partenza per far ottenere alla mia assistita, l’integrale risarcimento dei danni che non sono di certo compresi nell’assegno mensile ottenuto. La donna infatti, a seguito della consapevolezza del contagio è caduta in una grave depressione reattiva che le impedisce di lavorare e di vivere una vita serena, condizionata dai continui controlli di monitoraggio di eventuali aggravamenti dell’epatite B”, dichiara l’avvocato Renato Mattarelli che ha all’attivo centinaia di casi simili.









