Ballottaggio ormai alle porte a Manfredonia. Da un lato Domenico La Marca, candidato del centrosinistra, dall’altro Ugo Galli del centrodestra. Il primo turno si è concluso con un netto vantaggio in favore di La Marca, 46,64% contro 25,76%. Nessun apparentamento al secondo turno con gli altri due candidati, Antonio Tasso (17,72%) e Vincenzo Di Staso (9,88%).
Nelle scorse ore, però, l’Udc, lista che sosteneva Di Staso, ha annunciato di appoggiare Galli: “Con lealtà e convinzione – hanno spiegato dal partito -, certi di aver compiuto una scelta coerente e propedeutica alla costruzione di un nuovo centrodestra”.
Scarna la campagna elettorale che si è accesa soltanto negli ultimi giorni dopo un forte botta e risposta tra i due rivali al ballottaggio. Motivo del contendere le dichiarazioni del nipote di Franca Marasco, la tabaccaia uccisa a Foggia da un cittadino marocchino, quest’ultimo ospitato precedentemente in una struttura gestita proprio da La Marca.
Il ritorno del vecchio Pd sipontino?
Sul centrosinistra resta sempre l’incognita della vecchia classe dirigente manfredoniana rappresentata da Paolo Campo (sindaco dal 2000 al 2010), Angelo Riccardi (sindaco dal 2010 al 2019) e Salvatore Zingariello (vicesindaco nell’ultimo governo cittadino di centrosinistra e campione di preferenze). Gli ultimi due al vertice dell’amministrazione sciolta per mafia nel 2019 e raggiunti successivamente da provvedimento di incandidabilità. Piuttosto centrale nella relazione prefettizia fu la figura di Zingariello per via del suo rapporto di amicizia con Giovanni Caterino, poi arrestato e condannato all’ergastolo per la strage di San Marco in Lamis del 2017. Caterino fu il basista. Una frequentazione ritenuta da prefetto e Ministero dell’Interno piuttosto inopportuna per chi deve rappresentare la città.
Poi c’è Campo che ha guidato Manfredonia quasi un ventennio fa. L’attuale consigliere regionale si è esposto pubblicamente a sostegno di La Marca prendendo parte a incontri e comizi, incluso l’evento con la leader Pd, Elly Schlein. Più defilati in campagna elettorale Zingariello – che sosterrebbe la lista “Progetto Popolare” – e Riccardi, esponente di “Con”, il partito degli emilianisti.
La Marca avrà capacità di manovra? Godrà della giusta autonomia? O sarà schiacciato dal vecchio gruppo di potere? In un recente comunicato è stato tranchant: “Non sono un burattino. Con me ci sono persone specchiate e indipendenti”. Ma le domande che aleggiano sul favorito alla vittoria restano. Nei suoi interventi in pubblico si è presentato molto spesso munito di fogli da leggere, mostrandosi ancora acerbo su alcuni temi. E non è stato possibile vederlo in azione contro Galli in un confronto pubblico invocato da quest’ultimo. Dopo le polemiche sul caso della tabaccaia foggiana, La Marca ha infatti declinato l’invito.
Grana Marasco
Più tecnico e burocrate Galli che, come il suo rivale, non ha mai avuto ruoli in amministrazioni comunali ma ha invece ricoperto incarichi nella Comunità Montana del Gargano ed è funzionario regionale in Arif. A sostenerlo attivamente c’è Giandiego Gatta, parlamentare sipontino di Forza Italia. Molto più debole Fratelli d’Italia, un partito che non ha mai attecchito in riva al golfo. Inoltre, i meloniani sono stati travolti da una bufera mediatica per la frase del neo eletto Giuseppe Marasco sui “forni crematori”. Marasco si è subito scusato spiegando il malinteso, Galli ha messo una pezza chiedendogli un passo indietro. Molto probabilmente Marasco, star tv di Striscia la Notizia con i suoi video pittoreschi, resterà in aula da indipendente.












