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Home - I “Racastill”, i fratelli Romito e l’ex assessore Salvemini: chi sono le persone arrestate a Manfredonia

I “Racastill”, i fratelli Romito e l’ex assessore Salvemini: chi sono le persone arrestate a Manfredonia

Le prevaricazioni dei Fatone nell'azienda "Ase" e i tentativi di Michele Romito di salvare il suo ristorante. Ecco le accuse degli inquirenti

Di Francesco Pesante
9 Marzo 2024
in Cronaca, Immediato TV, Manfredonia
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L‘ennesima bufera su Manfredonia. Stamattina 7 misure cautelari della Guardia di Finanza per vari reati tra cui concussione ed estorsione. In carcere Michele Fatone e Michele Romito, quest’ultimo fratello di Mario Luciano Romito, il boss ucciso il 9 marzo 2017 nella strage di San Marco in Lamis.

Ai domiciliari l’ex assessore ai Lavori Pubblici, Angelo Salvemini, la titolare di un’agenzia di pompe funebri Grazia Romito (sorella di Michele) e Raffaele Fatone (figlio di Michele). Divieto di dimora per R.L., presunto prestanome della Romito e interdizione dai pubblici uffici o servizi per 12 mesi per G.G., ex segretaria comunale pro tempore.

“Guarda che Luna”

Michele Romito avrebbe tentato, nel suo ruolo di amministratore, di evitare lo smontaggio del ristorante “Guarda che Luna” esercitando pressioni sulla struttura amministrativa e sull’apparato politico del Comune di Manfredonia. Tentativo vano, il locale fu infatti rimosso dalla scogliera situata in località “Acqua di Cristo”.

Secondo l’accusa Salvemini avrebbe carpito informazioni all’interno del Comune riferendole a Romito e concordando insieme tutte le iniziative da adottare.

Le azioni di salvataggio mediante l’attività indebita di ostruzionismo allo smontaggio della struttura illegale sarebbero passate attraverso il tentativo di avocare il procedimento ad altro settore del Comune, ove erano inquadrati funzionari e dirigenti sottoposti alla direzione politica dell’assessore indagato.

Tale tentativo sarebbe stato posto in essere mediante lo scambio di utilità tra l’assessore indagato e la segretaria pro tempore destinataria della misura di interdizione.

A sinistra, Michele e Raffaele Fatone; al centro, Salvemini; a destra, Romito; sullo sfondo, il Comune di Manfredonia

I “Racastill” e le violenze in Ase

Paradossale il caso di Michele Fatone e suo figlio Raffaele, detti “Racastill”. I due sono stati arrestati per fatti raccontati nel 2022 in un articolo de l’Immediato oggetto di querela da parte dei Fatone. Il paradosso è che quella querela ha poi portato ad un processo tuttora in corso.

I due Fatone, citati nella relazione di scioglimento per mafia del Comune di Manfredonia nel 2019, sono stati arrestati per minacce e violenze in Ase, l’azienda municipalizzata di servizi ecologici dove lavorano come dipendenti.

Michele Fatone avrebbe costretto altri lavoratori dell’ente ad effettuare interventi di bonifica e lavorazioni presso terreni a lui riconducibili avvalendosi dei mezzi e dei materiali della municipalizzata, paventando, in caso di rifiuto, conseguenze negative attraverso minacce dirette o del proprio intervento presso gli organi dirigenziali o presso esponenti politici locali. In altri casi l’indagato si sarebbe appropriato di materiali dell’azienda pubblica per soddisfare le proprie esigenze personali.

Padre e figlio avrebbero anche aggredito uno dei responsabili del personale, Domenico Manzella procurandogli lesioni gravi con calci, pugni al volto e continuando a colpirlo mentre era riverso in terra. Ciò a seguito del rifiuto di aderire ad un’imposizione dei due inerente i turni di servizio del più giovane. Una vicenda ampiamente trattata dalla nostra testata nell’estate del 2022.

Anche l’amministratore dell’azienda pubblica sarebbe stato minacciato per costringerlo a ritirare il provvedimento con cui l’indagato veniva adibito a mansioni diverse, corrispondenti al suo effettivo inquadramento.

Le pompe funebri

L’ultimo filone d’indagine è riguardante l’autorizzazione all’esercizio di un’attività di onoranze funebri da parte di Grazia Romito, già destinataria di provvedimento interdittivo antimafia, disposto dalla Prefettura di Foggia, e che, per il tramite di un prestanome (R.L.), avrebbe eluso il divieto proseguendo nell’attività di impresa.

Sempre l’ex assessore Salvemini avrebbe avuto un ruolo attivo sollecitando la struttura amministrativa al rilascio dell’autorizzazione, inducendo in errore la dirigente responsabile ed i funzionari addetti ai controlli antimafia sull’effettiva conduzione dell’attività funebre e sull’assenza di motivi ostativi.

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Tags: Manfredonia
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