C’è anche Foggia tra i 110 comuni di medie dimensioni capoluoghi di provincia e i 10 comuni non capoluogo più popolosi nell’ultimo rapporto presentato l’8 febbraio dall’Ufficio Studi Confcommercio intitolato Città e demografia d’impresa.
In dieci anni sono “spariti” più di centodiecimila negozi dalle città italiane. I centri storici si desertificano di botteghe storiche a tutto vantaggio, nelle città turistiche, di attività di ricettività e food. Un fenomeno questo ormai consolidato nei luoghi dove arrivano grandi flussi di turisti.
A Foggia nel 2012 il commercio al dettaglio contava 1306 imprese nel centro storico, oggi ve ne sono 1079. Diminuiscono le attività anche in periferia, che da 577 diventano 446. Per un totale di 408 botteghe storiche perdute in poco più di dieci anni.
L’unica categoria merceologica che è cresciuta in città è quella alberghiera e di bar e ristorazione. Sono soprattutto le forme di alloggio B&B ad aver avuto una piccola impennata, sia in centro che nelle zone più periferiche. Lieve l’incremento anche dei negozi di internet e telefonia.

Nel centro storico cittadino hanno chiuso 37 negozi classificati come botteghe di articoli culturali e ricreativi. Se in Via Arpi o sul Viale della Stazione, nonostante alcune eccezioni premiate come il Bar Duemila, bar storico di Puglia, il declino del commercio è più che evidente, ci sono zone della città che riescono a resistere e a trattenere la loro identità commerciale. Tra queste tutta l’area che dalla parrocchia Immacolata, Via Bari e Viale Colombo arriva a Corso Matteotti.
Il gioielliere Francesco Paolo Sebastiano con un negozio storico in Corsa Roma apprezza la vitalità che ancora permane in quell’area di Foggia, grazie anche al Mercato Rosati e alla attuale efficienza del vicino parcheggio. Il rischio desertificazione commerciale per ora sembra sventato. “Servirebbero degli interventi sulle aiuole dei marciapiedi e una maggiore cura dell’arredo urbano”, dice senza dubbi.










