Le 5 cantine del progetto “San Severo Doc” approdano sul Gargano, a Vieste, dove partecipano al primo evento della manifestazione che si concluderà nella città dell’Alto Tavoliere i prossimi 11 e 12 novembre. “La Parola al Vino”, il titolo del workshop che ha come finalità la promozione dei vini locali e del territorio. “Il vino – ha spiegato Ester Fracasso, ideatrice e curatrice di San Severo Doc – deve diventare un forte attrattore turistico anche in provincia di Foggia, come lo è già in altre zone della Puglia e dell’Italia. La scelta di Vieste non è casuale: è la regina del turismo pugliese, località simbolo di quel mercato di prossimità in cui i produttori del partenariato intendono rafforzare la loro presenza. L’obiettivo è implementare la distribuzione dei vini locali nel circuito HO.RE.CA. del Gargano. I nostri ristoratori e albergatori devono proporre a tavola le nostre etichette”.
Al workshop sono intervenuti diversi illustri ospiti: il giornalista e gastronomo Luciano Pignataro, che ha sempre dedicato particolare attenzione al mondo del vino e all’agricoltura sostenibile, con particolare riferimento al Sud; la chef Cristina Bowerman, una Stella Michelin e Tre Forchette Gambero Rosso, originaria di Cerignola; il giornalista Carlo Cambi, tra i fondatori del Movimento Turismo del Vino; la sommelier Betty Mezzina, degustatore ufficiale AIS che scrive per la rivista sul vino ‘Vitae’; il giornalista Michele Peragine, volto noto del Tgr Puglia, specializzato nei settori del turismo, dell’economia e dell’agricoltura.
Sono stati loro a presentare le case history del vettore e attrattore vino e ad alimentare un’interessante occasione di formazione e informazione. “Un territorio bello e interessante come questo della Daunia – ha affermato Pignataro – si comunica facendosi desiderare, puntando sugli aspetti esperienziali. Purtroppo non trovare vini del Tavoliere nella carta dei vini di alcuni ristoranti è un grave deficit. Ristoratori e albergatori che non hanno vini del territorio dovrebbero andare a scuola”.
“Il vino – ha aggiunto il giornalista toscano Carlo Cambi – è un ottimo attrattore turistico, non capisco perché da queste parti ancora in pochi lo hanno capito. Non bisogna parlare solo delle qualità organolettiche di un vino, ma anche delle qualità territoriali del vino. E poi, finiamola di decantare la Puglia solo per il pasticciotto leccese o la Taranta, La Puglia è molto di meglio, ad iniziare dalla Capitanata che ha una sua identità unica. E basta con questo Salento, con questa idea folcloristica della Puglia. Un appiattimento totale che ha depresso alcuni territori come la Daunia o la Murgia Barese”.









