In data 10 settembre 2023 la Redazione del Vostro giornale pubblicava un articolo: “Il Comune di Trinitapoli era in mano ai clan”. Nel corpo dell’articolo, che non si contesta quanto alla notizia del sovvertimento del verdetto di primo grado circa l’incandidabilità, si dice espressamente che gli amministratori coinvolti non sono candidabili (falso, perché ciò accadrà quando vi sarà la sentenza della Cassazione!*). Nel vostro articolo, ospitate l’avvocato Lamacchia Pasquale, iscritto del movimento 5 stelle il quale si lascia andare a dichiarazioni gravi, quanto diffamatorie, danneggiando l’immagine della Città di Trinitapoli, dei funzionari e dei dipendenti comunali, degli amministratori attinti dalla incandidabilità ed il sottoscritto.
Parla di corruzione: non vi è un solo rigo nella relazione che ha portato allo scioglimento, nelle sentenze di primo e secondo grado relative alle incandidabilità nonché nelle sentenze del Tar Lazio e del Consiglio di Stato che parli di corruzione degli amministratori o dei dipendenti comunali e accusa il sottoscritto di volere sobillare il popolo con falsità circa presunte cospirazioni o complotti. Nel formulare le personali congratulazioni alla redazione per la tempestiva, e puntuale, informazione data ai cittadini e soprattutto per la neutralità nella formulazione delle notizie, nel caso di specie, però, lo scrivente non può non evidenziare come l’ospitata dell’avv. Lamacchia abbia sorpreso perché in controtendenza rispetto allo stile de l’Immediato. Nessuna notizia era stata data circa lo scioglimento del Consiglio Comunale di Trinitapoli**; nessuna notizia era stata data in ordine alla richiesta di incandidabilità dei tre amministratori coinvolti; nessuna notizia era stata data in ordine al primo grado di giudizio che vedeva incandidabile il solo sindaco LOSAPIO, e non anche gli assessori di FEO e IANNELLA, mentre con la sentenza di secondo grado, che vede incandidabili assieme al Losapio*** anche di Feo Roberto (fratello dello scrivente) e la Iannella Maria Grazia, vi è stata non solo la notizia resa da l’Immediato (e questo ci sta tutto ci mancherebbe altro), ma l’ospitata del Lamacchia è apparsa stonata quanto parziale e chiaramente lesiva nei confronti degli ex amministratori e del sottoscritto.
Va precisato che il Consiglio Comunale di Trinitapoli è stato sciolto per condizionamento mafioso e non per infiltrazione mafiosa; che nessuno tra politici e dipendenti è stato raggiunto da avvisi di garanzia o procedimenti penali; che la conclusione a cui sono giunti gli organi amministrativi e istituzionali (Prefetto e Presidente della Repubblica) ed i Giudici è stata che non è stato provato un diretto coinvolgimento degli amministratori, ma vi è stata una omessa vigilanza. Considerato che lo scioglimento del consiglio comunale per situazioni legate alla mafia è quanto di peggio possa capitare ad una comunità e a degli amministratori e rispetto alle quali ci vorrebbe solo tanto rispetto e silenzio da parte degli interessati, non è quantomeno corretto consentire a qualcuno – che intende promuovere la propria candidatura a Sindaco – fare una mattanza sulle persone con argomentazioni che vanno ben oltre rispetto a quando incartato negli atti amministrativi e giudiziari. Se poi si tiene conto che stando al disposto dell’art. 143 del TUEL siamo difronte d un’azione amministrativa, e non penale, con finalità preventive, e non sanzionatorie, si comprende bene come il Lamacchia si sia assunto una grave responsabilita in ciò che, attraverso l’Immediato, ha esternato. È evidente che il sottoscritto, e i diretti interessati, agirà nelle sedi competenti, ma con la presente si chiede a codesta spettabile redazione di consentire la dovuta replica quanto dichiarato dal Lamacchia e di rettificare quanto detto in ordine al Comune in mano ai clan, ai dipendenti, funzionari e politici corrotti e all’impossibilità di candidarsi dei tre amministratori in quanto pende il terzo grado di giudizio. È d’uopo precisare che le iniziative in danno del Lamacchia non coinvolgeranno in alcun modo l’Immediato! Ci si rende conto che rettificare una notizia significa darla due volte, il che non è proprio il massimo, ma è corretto nei confronti degli interessati smentire certe diffamazioni.
avvocato Francesco Di Feo
* Nell’articolo citato è precisato che si attende l’esito della Cassazione
** La notizia è stata riportata e sono state ampiamente trattate le motivazioni del provvedimento: https://www.immediato.net/2022/05/06/lintensa-campagna-elettorale-della-mafia-per-i-politici-di-trinitapoli-il-decreto-di-scioglimento-del-comune/
*** È stata ampiamente riportata la posizione dell’amministrazione coinvolta dal provvedimento: https://www.immediato.net/2022/07/16/ex-sindaco-di-trinitapoli-non-ha-mai-avuto-rapporti-col-boss-il-ministero-dellinterno-fa-marcia-indietro/













