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Home - Il Comune di Trinitapoli era in mano ai clan. La Corte d’Appello dichiara “incandidabili” tre politici

Il Comune di Trinitapoli era in mano ai clan. La Corte d’Appello dichiara “incandidabili” tre politici

Di Redazione
10 Settembre 2023
in Bat, Cronaca
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Sono tre gli “incandidabili” di Trinitapoli dopo lo scioglimento per mafia del Comune. Nelle scorse ore, la Corte d’Appello ha ribaltato la decisione del Tribunale di Foggia dichiarando “incandidabili” gli ex assessori Maria Grazia Iannella (anche vicesindaco) e Roberto di Feo. Accolto, dunque, il ricorso del Ministero dell’Interno.

Confermata, invece, l’incandidabilità dell’allora sindaco, Emanuele Losapio. Per i tre politici resta la Cassazione come ultimo grado di giudizio. L’effetto della decisione è che non potranno essere in lista alle elezioni in relazione ai due turni elettorali successivi allo scioglimento per mafia.

Il Comune di Trinitapoli venne sciolto per mafia ad inizio 2022 per ingerenze della malavita nella macchina amministrativa dell’ente. Il centro della Bat è inoltre scenario, da anni, di una sanguinosa guerra tra i clan Miccoli-De Rosa-Buonarota e Gallone-Carbone. Nel decreto si parlò di una “elevata capacità di infiltrazione nel tessuto produttivo locale e nelle pubbliche amministrazioni”. 

Il parere dell’avvocato Pasquale Lamacchia

Riguardo alla recente sentenza, ospitiamo l’intervento dell’avvocato Pasquale Lamacchia.

“La sentenza della Corte di Appello di Bari sull’incandidabilità della dott.ssa Maria Grazia Iannella e del dott. Roberto di Feo hanno scosso particolarmente tutta la comunità. Sono state dette molte cose a riguardo ma c’è una in particolare su cui mi soffermerei e cioè le cause individuate dalla DIA nella relazione semestrale al Parlamento del periodo gennaio – giugno 2022. Il 5 aprile 2022 il Presidente della Repubblica, il massimo organo istituzionale dello Stato, disponeva lo scioglimento del Consiglio Comunale di Trinitapoli e per la DIA rappresenta “la risposta più efficace delle Istituzioni contro ogni tentativo di commistione tra business criminali e deviati interessi politico-amministrativi che favoriscono la vocazione affaristico-imprenditoriale dei locali sodalizi mafiosi. Per quanto riguarda, in particolare, lo scioglimento del citato ente territoriale è emerso come la pressione intimidatoria esercitata dalla criminalità organizzata abbia inibito la regolare attività amministrativa e investito anche la tecnostruttura del Comune che sarebbe talvolta risultata disponibile a comportamenti omissivi o contra legem”.

La Fabbrica del Futuro, formazione politica dell’ex Sindaco Francesco Di Feo ritiene che ci sono complotti o teoremi e denunce anonime che hanno portato a questa sentenza i nostri ex rappresentanti al comune. In realtà è facile capire perché invece si è arrivati a questo esito.

La teoria dei complotti o delle denunce anonime è alla base di una propaganda forte ed efficace per creare conflitti tra cittadini e aumentare la polarizzazione delle posizioni perché di fatto equivale a smentire e sminuire il lavoro svolto dalla DIA e dalla Prefettura.

Non è utile per la nostra comunità giustificare tutto quello che è successo esclusivamente con questi ragionamenti.

L’unica parola con cui riassumere il contenuto della relazione presentata dalla DIA al Parlamento è “corruzione”: una parola che rappresenta un tabù per i contesti sociali e politici del nostro paese.

È un dato di fatto che il richiamo alle denunce anonime, da un lato, o al comportamento indegno e diffamatorio avvenuto durante la campagna elettorale del 2020, dall’altro, non giustificano il quadro delineato dalla DIA, che parla principalmente di corruzione, per cui non c’è stata mai nessuna battaglia politica.

Bisogna credere nella giustizia pienamente, non solo quando fa comodo, perché non ha ragione chi dice che lo scioglimento è stato causato per colpa dell’opposizione e neanche chi dice che è stata determinante la propria attività politica.

Questi slogan sono efficaci ma banalizzanti e ci impediscono di analizzare le cause in modo razionale. È noto a tutti che la corruzione rende permeabile il comune alle infiltrazioni della criminalità. Di questo i cittadini ne sono consapevoli già prima delle indagini della DIA e lo scioglimento del consiglio comunale rappresenta una pagina storica e indelebile per il comune di Trinitapoli. Davanti ad una situazione del genere non si può parlare esclusivamente di complotti perché è ridicolo.

Il giudizio della Corte d’Appello di Bari sull’incandidabilità degli ex amministratori, soggetta comunque al terzo grado di giudizio, non può meravigliarci perché è il minimo che poteva succedere.

Tags: Trinitapoli
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