Come riporta Il Fatto Quotidiano, l’articolo a dir poco classista di Alain Elkann sul suo viaggio in treno verso Foggia ha sdegnato molti colleghi di Repubblica, il giornale di cui è editore John Elkann, figlio dello scrittore.
Elkann aveva parlato di giovani “lanzichenecchi” che erano con lui in treno a parlare ad alta voce di ragazze e altre vacuità. Nel suo articolo lo scrittore ha innalzato una vera e propria barriera tra di lui, vestito di lino, con libro di Proust e New York Times in borsa di cuoio e le giovani generazioni spensierate di oggi, dipinte come barbari.
Da questo articolo hanno preso le distanze i suoi stessi colleghi di Repubblica ma il direttore Maurizio Molinari ha preferito non pubblicare sul giornale, in edicola stamattina, la nota con cui i giornalisti condannavano il racconto di Elkann dal titolo “Sul treno per Foggia con i giovani lanzichenecchi”.
Il comitato di redazione, nel pomeriggio, ha diffuso una nota ai colleghi e alle colleghe per dissociarsi dall’articolo, definito, appunto “classista”.
Il direttore ha preferito non pubblicare la nota dicendosi tuttavia d’accordo nel merito. Così ai giornalisti e alle giornaliste del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari – riporta Il Fatto – è arrivata una nuova mail: “Questo pomeriggio abbiamo chiesto alla direzione la pubblicazione della nota interna che vi avevamo inviato, visto che ormai e purtroppo era diventata di dominio pubblico. Era giusto che i lettori leggessero quelle parole direttamente sul nostro sito e sul nostro giornale e non altrove. Il direttore ha deciso di non pubblicarla, ritenendola una ingerenza del Cdr sulle scelte editoriali. Posizione che non condividiamo. Dopodiché il direttore ha detto di comprendere e condividere ciò che avevamo scritto e nei prossimi giorni questa consapevolezza ‘verrà resa chiara sulle nostre pagine’. Questo per il dovere di trasparenza che vi dobbiamo”.
Ecco la nota
“Questa mattina la redazione ha letto con grande perplessità un racconto pubblicato sulle pagine della Cultura del nostro giornale, a firma del padre dell’editore. Considerata la missione storica che si è data Repubblica sin dal primo editoriale di Eugenio Scalfari, missione confermata anche ultimamente nel nuovo piano editoriale dove si parla di un giornale ‘identitario’ vicino ai diritti dei più deboli, e forti anche delle reazioni raccolte e ricevute dalle colleghe e dai colleghi, ci dissociamo dai contenuti classisti contenuti nello scritto. Per i quali peraltro – concludono nella nota – siamo oggetto di una valanga di commenti critici sui social che dequalificano il lavoro di tutte e tutti noi, imperniato su passione, impegno e uno sforzo di umiltà”.












