Il lungo esodo dei lavoratori stranieri dalle campagne di Cerignola: “La vita è diventata cara, nessuno vuole restare”

Sempre meno romeni e bulgari decidono di restare, si aggravano le condizioni di lavoro nelle campagne: il reportage di Internazionale

La stampa nazionale accende i riflettori sulle condizioni lavorative nelle campagne di Capitanata. L’ultimo reportage di Internazionale racconta l’esodo dei lavoratori dell’est Europa dalle campagne di Cerignola. Si tratta di migliaia di lavoratori bulgari e romeni che negli ultimi mesi sono tornati in patria a causa delle condizioni di vita sempre più difficili riscontrate sul suolo pugliese. Dalle colonne del settimanale emerge l’eterno contrasto tra la spasmodica richiesta di manodopera e la mancanza di diritti per i lavoratori, proprio nella terra di Giuseppe Di Vittorio. Di fianco alle carenti condizioni igienico-sanitarie vi è anche una paga non soddisfacente e zero tutele sanitarie. Il fenomeno del caporalato non è ancora estirpato.

I NUMERI DEL CONTRO-ESODO. Stando a quanto riportato nell’articolo, pubblicato lo scorso 6 maggio, in Puglia il numero dei lavoratori romeni permanenti e stagionali sarebbe in forte diminuzione. “I dati del ministero del lavoro e delle politiche sociali italiano, diffusi dal consolato generale di Romania a Bari, mostrano che nel primo trimestre del 2021 circa 5.600 romeni avevano nuovi contratti di lavoro regolarmente registrati – si legge nel reportage – il 22,6 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2020. Sempre nel primo trimestre del 2021 i romeni con nuovi contratti stagionali registrati erano circa cinquemila, il 17,7 per cento in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente”. Secondo questi numeri, dunque, sarebbe iniziato un esodo al contrario rispetto a quello degli anni 90-2000. Un esodo che sta riportando in patria un grande numero di lavoratori dell’est Europa che oggi cercano fortune nelle loro terre di origine.

LE RAGIONI DELLA “FUGA”. Il mutato scenario economico-sociale ha determinato questa grande “fuga” di massa dalle campagne del Tavoliere. Gli intervistati raccontano di come l’aumento del costo della vita abbia determinato delle condizioni non più sostenibili per i lavoratori impiegati nel campo dell’agricoltura. Le paghe troppo basse non consentono a molti stranieri di vivere dignitosamente in Italia. A questo si aggiungono i frequenti incidenti sul lavoro, per i quali i romeni non ricevono sempre l’indennità. In molti casi i lavoratori agricoli non ricevono le tutele di legge in quanto sprovvisti di regolare contratto e questo spalanca le porte al fenomeno del caporalato. La fotografia giornalistica dell’Internazionale restituisce ancora un quadro drammatico in questo senso, con lavoratori che vengono del tutto sequestrati e costretti a sottostare a regole di schiavismo di cui esiste già una lunga trattazione di cronaca.

GLI EFFETTI SULL’AGRICOLTURA. Accade ciò, paradossalmente, in un territorio che per vocazione agricola e per estensione dei terreni ad uso agricolo, risulta uno di quelli con maggiore necessità di manodopera. “Senza i romeni – si legge su Internazionale – il fabbisogno di manodopera a Cerignola e in altri comuni della zona è alto. Gli agricoltori locali cercano di sopperire con i lavoratori africani che arrivano in Italia via mare. In mancanza di uno status legale, molti africani vivono in accampamenti improvvisati. Uno di questi si trova vicino a Borgo Mezzanone, nella zona dove prima c’era un aeroporto militare. Ci abitano circa 1.500 persone, in uno scenario apocalittico”. Il focus accende i riflettori anche su alcuni esempi positivi: aziende votate all’innovazione dove si sperimenta l’integrazione con gli stranieri. Ma al netto di questo l’esodo di massa sembra abbastanza inoltrato. A Cerignola e nei dintorni restano soltanto i romeni che hanno famiglia e contratti di lavoro a tempo indeterminato.

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