Giuseppe Gatti tra i papabili per la Procura di Foggia. È profondo conoscitore delle dinamiche mafiose della provincia

Dopo Melillo a Roma, potrebbe iniziare un valzer di poltrone anche nelle procure provinciali. Per la Capitanata si fa il nome del giovane magistrato, da anni in prima linea contro i clan locali

Cambia il vertice nazionale della Procura antimafia e presto potrebbero cambiare gli assetti anche nelle procure locali. A Roma, il foggiano Giovanni Melillo ha preso il posto di Federico Cafiero De Raho ed è il nuovo procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo. Sta a lui proseguire l’ottimo lavoro del suo predecessore che proprio a Foggia aveva parlato della brutalità dei clan di Capitanata, definiti “il nemico numero uno dello Stato”.

Melillo, capo di gabinetto di Andrea Orlando quando era ministro della Giustizia, poi capo della procura di Napoli, è stato nominato a maggioranza con 13 voti dal plenum del Csm. Sconfitto il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, che era il suo diretto concorrente. 7 i voti andati a Gratteri e 5 quelli a favore di Giovanni Russo, aggiunto e sino ad oggi reggente della procura nazionale antimafia.

Altre novità potrebbero giungere ora dalle procure provinciali. A Foggia, Ludovico Vaccaro potrebbe presto salutare la sua città. Come già pubblicato qualche settimana fa, l’attuale procuratore capo è in corsa per ricoprire lo stesso incarico, ma a Firenze. Vaccaro, infatti, foggiano doc, è tra i 18 magistrati che hanno presentato domanda per la prestigiosa procura toscana. A Firenze c’è ora Giuseppe Creazzo, ma il suo mandato è in scadenza e ha già ottenuto l’ok del Csm al trasferimento a Reggio Calabria dove sarà sostituto procuratore presso la procura per i minorenni.

Ludovico Vaccaro guida la magistratura foggiana dal 2017 e ha inanellato una serie brillante di operazioni contro la criminalità locale, in un periodo contrassegnato da numerosi casi di cronaca. Il suo futuro sarà all’ombra del Michelangelo? Può darsi.

E a Foggia? Qualche nome inizia a circolare, ma si tratta soltanto di indiscrezioni. Spicca tra i presunti “papabili” anche Giuseppe Gatti, grande esperto di mafia foggiana e garganica, per anni in forza alla DDA di Bari, poi passato alla Direzione nazionale antimafia di Roma da dove continua a seguire da vicino l’evolversi della situazione criminale in questa terra. Nel corso della sua carriera si è occupato dei maggiori casi di cronaca della provincia, con un occhio particolare al Gargano di cui è profondo conoscitore. Gatti, spesso ospite a Foggia per parlare di criminalità, ha sempre insistito sulla capacità dei clan locali di fondere la mafia rurale e arcaica con quella degli affari. “Il modello ‘familiare’ – ha detto di recente il magistrato – continua ad essere la misura dell’intensità dei legami tra i sodali, anche in assenza di un vincolo di parentela”.

Mentre sul condizionamento del territorio ha parlato di “una sorta di dipendenza mafiosa, in cui si è giunti con rassegnata e passiva accettazione degli equilibri imposti dalla prevaricazione mafiosa. In quest’ottica si è sviluppato il modello dell’estorsione ambientale, in cui il pizzo è diventato il riconoscimento di una tassa di sovranità e la protezione mafiosa uno dei servizi erogati da una organizzazione criminale che opera con la logica del network e che gestisce il potere acquisendo consenso”.

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