No alle bruciature di residui agricoli, un gruppo di studenti UniFg scrive a Ministero e Regione Puglia

“Non possiamo che evidenziare una profonda divaricazione fra il bagaglio delle conoscenze tecnico scientifiche acquisite nel corso della nostra formazione universitaria e quanto si realizza nel mondo agricolo, di nostro specifico interesse professionale”

Un gruppo di studenti e studentesse dell’Università degli Studi di Foggia ha scritto al Ministero delle Politiche Agricole, all’assessora all’Ambiente della Regione Puglia Maria Grazia Maraschio e all’assessore all’Agricoltura Donato Pentassuglia, sul tema delle bruciature agricole. Sono Silvia Bisceglia, Lucia Botticella, Anna Pia Monachese, Elena Nigro, Salvatore Rosato e Marianna Silvestri, iscritti al Corso di Laurea Magistrale in Scienze e Tecnologie Agrarie.

Ogni volta che una colonna di fumo s’innalza da un campo coltivato e si diffonde in atmosfera, a causa della bruciatura all’aperto dei residui colturali, vengono incenerite le buone pratiche agronomiche, sfuma così l’opportunità di fare la cosa giusta”, rilevano nell’esordio della loro lunghissima lettera.

Non possiamo che evidenziare una profonda divaricazione fra il bagaglio delle conoscenze tecnico scientifiche acquisite nel corso della nostra formazione universitaria e quanto si realizza nel mondo agricolo, di nostro specifico interesse professionale. Ci risulta, infatti, che la Regione Puglia, in deroga alle normative vigenti, consenta ormai sistematicamente la bruciatura dei residui colturali in campo. Pochi mesi fa è accaduto che, con Legge Regionale del 19 aprile 2021 n. 6, sia perfino possibile la bruciatura dei residui colturali nelle aree naturali protette e nelle aree ‘Natura2000’, la rete ecologica europea dei Siti d’Importanza Comunitaria (SIC) e delle Zone Speciali di Conservazione (ZSC). Quanto accade ci sconcerta e non siamo disposti ad accettarlo”, rimarcano rattristati.

E continuano: “Come si può essere così miopi,a dispetto della tanto evocata ‘transizione ecologica’, evidentemente termine ridotto a mero slogan,ormai vuoto e banalizzato. Le problematiche legate alla bruciatura delle stoppie e dei residui co lturali in genere sono largamente trascurate nel nostro territorio, sebbene a livello nazionale e sovranazionale le agende politiche degli ultimi decenni abbiano posto in evidenza la cruciale importanza della questione. Con la riforma della Politica Agricola Comune(PAC), dal 2003 ad oggi, la UE ha stabilito atti e norme che vincolano l’imprenditore agricolo, beneficiario di un pagamento, ad agire a tutela dell’ambiente, del benessere animale e della salute dell’uomo”.

Come evidenziano bruciare all’aperto stoppie e residui colturali provoca un inquinamento dell’aria ed una minaccia alla salute pubblica, generando emissioni nocive (CO2, NOX, CH4, SO2, NH3,) e liberando in atmosfera polveri sottili (PM10, PM2,5). L’impatto ambientale riguarda anche la sostanza organica presente negli strati superficiali del suolo, compromettendone la fertilità. La perdita dei gas emessi in atmosfera contribuisce ad aumentare l’effetto serra ed il conseguente riscaldamento climatico. D’altro canto, il diminuire dello stock di carbonio nel suolo annulla il contributo alla mitigazione del cambiamento climatico.

I giovani studenti evidenziano anche i rischi per l’assetto idrogeologico, oltre che per la flora e la fauna selvatica. Infine la cosa più importante: la bruciatura dei residui può favorire la combustione dolosa ed illecita di rifiuti. Del resto bruciare in campo i residui impedisce che essi possano essere impiegati come una risorsa energetica rinnovabile.



In questo articolo: