Herdonia, ora lo storico sito della provincia di Foggia può sognare il rilancio. Spuntano i primi progetti per la fruizione dell’area

Ecco la simulazione in 3D di come verrebbe l’area di accoglienza, secondo quanto disegnato dall’architetto rumeno Daniel Tamas, incaricato dalla famiglia Cacciaguerra. Intanto, la sindaca La Torre spera nel PNRR

Herdonia: adesso o mai più! Il sito archeologico adiacente alla cittadina di Ordona – uno dei più grandi del sud Italia – è dinanzi ad un bivio storico, mostrarsi al mondo nella sua integrità e bellezza o percorre la strada definitiva dell’oblio. Anche grazie alla presenza di ingenti risorse economiche è finalmente giunto il momento di prospettare la fruizione turistica di un’area di interesse archeologico che da circa vent’anni non ha più ospitato dei cantieri di scavo e che negli ultimi mesi ha visto concludersi l’iter di esproprio nei confronti della proprietà privata (mancherebbe soltanto la presa in possesso da parte della Sovrintendenza). 

COSA BOLLE IN PENTOLA. C’era ancora Giuseppe Conte a Palazzo Chigi, la Capitanata scopriva la prima programmazione dei Contratti Istituzionali di Sviluppo (CIS) e in questo capitolo di risorse si sono inseriti due progetti per Herdonia, il primo di circa 500.000 euro per la costruzione di un parcheggio/area attrezzata e il secondo per dei restauri nell’area già emersa del sito (1 milione di euro). Il primo di questi progetti, quello del parcheggio, ha superato la fase dello studio di fattibilità e dell’aggiudicazione, adesso si attende il progetto esecutivo che potrebbe portare all’avvio dei lavori nei prossimi 6 mesi. Sul sito archeologico c’è ancora da attendere un anno almeno per la cantierizzazione, ma si parla già della costruzione di una struttura per la biglietteria, del restauro dell’area delle terme (scavata nel 2000 dall’equipe dell’ex rettore Unifg Giuliano Volpe) e della costruzione di una porta d’accesso al lato nord.

Herdonia; nei riquadri, La Torre e Cacciaguerra

ACCESSO, PARERI DISCORDANTI. Attualmente si accede al sito archeologico soltanto passando attraverso la proprietà di Ambretta Cacciaguerra. Quest’ultima, negli scorsi giorni, ha mostrato una simulazione in 3D (video in alto) di come verrebbe l’area di accoglienza, secondo quanto disegnato dall’architetto rumeno Daniel Tamas, incaricato dalla stessa famiglia Cacciaguerra. Ma l’idea della Sovrintendenza e degli enti coinvolti nella progettazione è quella di realizzare un ingresso indipendente dal lato opposto, quello che fronteggia la stazione dei treni di Ordona, al fine di intercettare meglio l’auspicato flusso turistico. “L’ingresso che attraversa la mia proprietà – spiega a l’Immediato Cacciaguerra – è sicuramente più suggestivo perché permette di scorgere dall’alto tutta l’area scavata. Il progetto che abbiamo preparato richiama gli edifici storici di Ordona, ma è soltanto teorico perché siamo ancora in attesa di capire la volontà delle istituzioni con le quali chiaramente dovremo coordinarci”. 

QUELLO CHE SERVE. Per rendere pienamente fruibile il sito, dopo aver consentito la piena visibilità di tutta la città romana emersa a non, servirà sicuramente un’area ricettiva che possa accogliere i turisti. È una sfida ventennale che riguarda il sito, se ne parla da tantissimo ma nessuno è mai riuscito a realizzare niente di simile. Il parcheggio di prossima costruzione non basta in quanto non è adiacente al sito e servirà comunque una navetta per raggiungere gli scavi. Il museo civico “Herma” di Ordona non è nello stretto giro di posta e quindi bisognerà assicurare un riparo ai turisti in altro modo. La sfida più grande, però, sarà quella di scavare ben 12 ettari di sito archeologico tuttora ancora da mostrare al mondo.

I SOGNI DELLA SINDACA.  “Ad ottobre Invitalia ha recapitato una lettera al Comune di Ordona attraverso la quale ci invitava ad inoltrare con celerità i progetti esecutivi su Herdonia e sulla zona PIP, pena la revoca dei finanziamenti” – rivela la sindaca di Ordona, Adalgisa La Torre. “Così ci siamo messi subito a lavoro per consentire alla cabina di regia di portare avanti l’iter burocratico che oggi sembra aver intrapreso la strada verso la cantierizzazione. Al netto degli ostacoli che ancora oggi vi sono sul sito, stiamo pensando anche a qualcosa di più grande. Il sogno – rivela a l’Immediato – è quello di intercettare le risorse del PNRR, per un maxi progetto di 25 milioni di euro che possa occuparsi della riqualificazione e fruizione definitiva del sito e dell’ampliamento del museo. È difficile ma oggi è il momento giusto per sognare”.

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