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Home - “La tendenza a delinquere da colletto bianco di Landella”. Il gip: “Moglie era la cartiera che distribuiva beni sotto Natale”

“La tendenza a delinquere da colletto bianco di Landella”. Il gip: “Moglie era la cartiera che distribuiva beni sotto Natale”

Di Francesco Pesante
21 Maggio 2021
in Inchieste
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“La tendenza a delinquere” del sindaco dimissionario di Foggia, Franco Landella nelle carte del gip Antonio Sicuranza. Anche alla luce delle dichiarazioni spontanee rese da Landella stesso agli inquirenti lo scorso 17 maggio, il giudice scrive: “Anzitutto deve evidenziarsi il contrasto delle spontanee dichiarazioni rese dall’indagato ai pm” e la “netta impressione di proclività a delinquere da colletto bianco del Landella (non a caso capace di venire a conoscenza di dati investigativi che dovevano rimanere ancora coperti dal segreto istruttorio)”. Secondo gli inquirenti ci sarebbero “elementi investigativi significativi della rilevanza penale della sua condotta, contraddetti con versioni di comodo tendenti solamente a sminuire la credibilità dello Iaccarino il quale, peraltro, nel suo interrogatorio del 4 maggio 2021 non ha affatto cercato di nascondere il clima di grave conflittualità che lo contrapponeva, anche dal punto di vista personale, al Landella ed alla Di Donna, avendo definito addirittura quest’ultima diavola“. Secondo il gip, va “posto in risalto che le dichiarazioni accusatorie dello Iaccarino costituiscono solamente la fase terminale (e, se si vuole, del tutto ininfluente) per la esatta ricostruzione della tentata concussione”.

A riguardo, il gip fa riferimento alla richiesta avanzata da Landella a Luca Azzariti, parte offesa, della società “GIone spa” di un milione di euro per sbloccare l’appalto della pubblica illuminazione. Una richiesta scesa prima a 500mila e infine a 300mila euro. “De Carlo Michele – riporta l’ordinanza – ha illustrato con puntualità l’interesse del Landella all’affaire (da 53 milioni di euro) dell’illuminazione del Comune di Foggia, tanto da procurare un incontro tra Pinotti Andrea e D’Alba Michele a Roma, con un modo di fare, quindi, assai lontano dalla trasparenza politico-amministrativa che dovrebbe connotare l’azione di (primo) pubblico amministratore del Comune di Foggia; Pinotti Andrea, amministratore della società originariamente titolare del project financing della pubblica illuminazione per il Comune di Foggia, anch’egli escusso a sommarie informazioni lo scorso 11 maggio 2021, ha ribadito lo stesso scenario rappresentato dall’Azzariti dichiarando che analoga richiesta di denaro gli era stata avanzata da un ingegnere poi deceduto, il quale gli aveva precisato che i soldi erano destinati al sindaco“. In buona sostanza, gli imprenditori interessati al mega appalto si sarebbero dovuti piegare ai voleri della politica locale. Ma sia Pinotti che Azzariti hanno sempre risposto picche.

C’è poi “la spregiudicatezza dimostrata dal Landella” nella vicenda riguardante l’imprenditore edile Paolo Tonti, interessato a vedersi sbloccati i lavori per un importante complesso edilizio in zona ospedale. Landella fu “capace di chiedere, solo per se stesso – scrive il gip –, la dazione della somma di denaro di ben 300mila euro e capace di mandare a monte (‘a puttane’), per non aver ottenuto l’agognato obolo, i lavori per la modernizzazione della rete d’illuminazione di una città come Foggia, spregiudicatezza peraltro palesatasi anche con la sua attività di collettore delle somme versate dal Tonti (si parla di almeno 32mila euro, ndr), sì da distribuirle poi ai consiglieri amici grazie alla moglie Di Donna (la cartiera che ha fatto la distribuzione dei beni, a ridosso del Natale 2020)”.

Tutte questioni che per gli inquirenti sarebbero “indice inequivocabile del concreto ed attuale pericolo di recidivanza specifica a carico del Landella il quale, come da lui ricordato con le sue spontanee dichiarazioni del 17 maggio 2021, sebbene abbia presentato dimissioni irrevocabili dalla carica di sindaco del Comune di Foggia, svolge le sue mansioni lavorative come ispettore dell’ASL di Foggia, e quindi in un settore purtroppo statisticamente soggetto ad accordi corruttivi se non a richieste concussive da parte dei pubblici funzionari”. Per questi motivi, il giudice ritiene come “nei confronti di Landella sia ravvisabile il concreto pericolo, del tutto attuale per il suo inserimento in un settore sensibile della pubblica amministrazione, qual è certamente l’Ispettorato dell’Asl, di recidivanza specifica”.

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Tags: Di DonnaFoggia arrestiLandella
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