Corruzioni e tangenti al Comune di Foggia, i consiglieri intascavano “le mancine”. Poi il segno della vittoria e la frase “Tutto appò”

Le intercettazioni dell’inchiesta di oggi riportate nelle 62 pagine dell’ordinanza cautelare firmata dal gip Sicuranza. In tanti ora rischiano di essere travolti dalle indagini degli inquirenti

Landella, Di Donna, Iacovangelo e Capotosto sono indagati “in concorso con Iaccarino, Di Pasqua, Ventura e Rignanese per i quali non è formulata richiesta cautelare” per la vicenda relativa alla tangente di 32mila euro intascata dall’imprenditore edile Paolo Tonti, tra gli arrestati del blitz di oggi. È quanto riporta l’ordinanza di 62 pagine del gip Antonio Sicuranza. “Landella – si legge – riceveva indebitamente da Paolo Tonti non meno di 32mila euro per il voto favorevole all’accapo relativo al Programma ‘Tonti Raffaele Coer srl’ quindi distribuiva parte di tale denaro ai consiglieri Iaccarino, Iacovangelo, Di Pasqua, Capotosto, Rignanese, Fiore (deceduto) e Ventura con la collaborazione della moglie e dipendente pubblico addetta all’ufficio di gabinetto del sindaco, Di Donna”. Stando alle carte dell’inchiesta, Iaccarino, Di Pasqua, Iacovangelo e Capotosto ricevettero “indebitamente dal duo Landella-Di Donna, in due tranche di 2mila euro ciascuna, 4mila euro provenienti dalla provvista di cui sopra fornita da Paolo Tonti per il voto favorevole all’accapo relativo al Programma ‘Tonti Raffaele Coer srl’“.

“Mando tutto a puttane”

C’è poi la tentata concussione che vede parte offesa Luca Azzariti della “GIone spa”, azienda che doveva subentrare nell’appalto per la gestione della pubblica illuminazione, un’operazione da circa 53 milioni di euro. Landella avrebbe chiesto ad Azzariti (amico di vecchia data di Iaccarino), prima un milione, poi 500mila euro, infine 300mila euro per sbloccare l’affare. L’imprenditore ha raccontato agli inquirenti di un incontro con Landella: “Mi disse che nutriva il dubbio se annullare la procedura ed azzerare il tutto perché secondo lui la vicenda era troppo chiacchierata e già i rappresentanti della ‘Sitie’ (azienda in Ati con la GIone, ndr) stavano andando a raccontare in giro troppe cose; nel frangente mi sembra che citasse, in proposito, anche il nome di Iaccarino. Continuò poi dicendo che questo fatto l’aveva fatto arrabbiare molto e, se lui non avesse visto una certa tranquillità intorno all’operazione, disse testualmente: ‘Mando tutto a puttane’“.

E ancora: “Il sindaco mi disse che non dovevo parlare con nessuno di questa vicenda e neanche con Iaccarino, perché lui sapeva che era un mio amico e che ci eravamo incontrati. Inoltre, aggiungeva che, se io avessi parlato con altri soggetti, lui avrebbe interrotto ogni dialogo facendo in modo che l’operazione non si concretizzasse. Insisteva più volte affinché io non parlassi con altri di questa operazione e che avessi solo lui come interlocutore”. In un altro incontro, il sindaco si infuriò con Azzariti in quanto quest’ultimo aveva comunque incontrato Iaccarino il quale gli aveva consigliato di conservare le registrazioni a sua tutela: “Landella, dopo essersi sincerato che io non avevo portato il mio telefono cellulare, con fare arrabbiato mi ha aggredito verbalmente, dicendo che avrebbe chiuso ogni rapporto con me perché io, nonostante le sue raccomandazioni, avevo parlato con Iaccarino”.

Poi giunse la richiesta economica: “Il sindaco Landella mi avanzò un’ultima richiesta di 300mila euro di tangente. In particolare, nella stessa occasione in cui mi aveva indicato la somma, prima di un milione e poi della metà, dopo il mio rifiuto ci siamo intrattenuti ancora nel portone del mio palazzo. Quando gli ho spiegato che non avrei pagato i 500mila euro, lui prima ha indicato se stesso con l’indice della mano, poi ha indicato sempre con la mano il numero 3, facendomi intendere che per lui sarebbero stati sufficienti 300mila euro per sbloccare il problema legato al subentro della società che rappresento nell’Ati aggiudicataria dell’appalto. Io ho, comunque, rifiutato”.

“Il filmino”

Pesa, infine, l’accusa relativa alla mazzetta da 32mila euro di Tonti che coinvolge vari consiglieri. “Iaccarino nel corso dell’interrogatorio del 4 maggio 2021 – si legge ancora nell’ordinanza cautelare – ha indicato come beneficiari della dazione di denaro, oltre a Landella e a se stesso, anche i consiglieri Ventura, Iacovangelo, Capotosto, Rignanese, Di Pasqua e Fiore. Sarebbero stati distribuiti 4mila euro per ogni singolo voto favorevole per ‘l’accapo Tonti’, sebbene vi sia il fondato dubbio che il Landella abbia trattenuto per sé somme di denaro di più consistente importo“. Nel corso di una conversazione intercettata del 5 gennaio scorso, Iaccarino disse: “Landella ha fatto un solo errore. Ha posizionato un figlio di zoccola come me in un punto strategico su… su tutto. Landella è inutile che vieni da me il giorno prima della vigila il 22-23 dicembre (in verità il 15 dicembre 2020, ndr); mi dici ti do questi documenti e tengo 2mila euro da dentro di tangente avanzate per la questione di… Marianna (chiama la moglie non presente nell’ambiente al momento). Ero un residuo di tangente che dovevo riscuotere per la questione di… come si chiama… di Tonti, dove avevamo fatto 5mila euro a consigliere comunale. Ma io da figlio di zoccola ogni volta che faccio questa cosa qua mi faccio il filmino. Maria: che cos’è? Ah non lo so che cos’è? Ah questa è una tangente che mi ha dato Landella. Metti là… stipa, metti metti…. Metti conserva, allora Landella è finito… Landella è finito, non solo politicamente, come uomo perché se qualcuno si illude del fatto che io presidente del Consiglio, sto là per fare il deficiente. E andiamo avanti Landella. Poi io dico tutto. Glielo dico prima che… 60mila euro che doveva dare in saldo, dei 3mila euro a testa ha bucato mille euro ciascuno”.

La “mancina”

Iaccarino confessò che Di Donna gli aveva dato 2mila euro. “Il sindaco Landella ha riscosso una maxi tangente dallo stesso imprenditore e che poi ha distribuito la somma di 5mila euro a ciascuno dei venti consiglieri comunali che hanno votato l’accapo (in realtà risulta che hanno votato in 17, sindaco compreso, come annotano ancora gli operanti), per un totale di 100mila euro. Paolo Tonti – riporta sempre l’ordinanza del gip – ha effettuato numerosi prelievi in banca in un determinato periodo dell’anno, al punto di essere stato contattato dall’istituto di credito di riferimento per fornire spiegazioni sulle movimentazioni effettuate. Michele D’Alba ha pagato, per conto di quest’ultimo, la prima tranche della tangente”.

“E quindi fare 5mila euro per ogni consigliere comunale per venti consiglieri comunali sono 100mila euro di eh…. come si chiamava?… ‘mancina’... da dare al collario e la maxi tangente era appunto riscossa dal sindaco altrimenti quell’accapo… Questo è il giro così tutti quanti non possiamo… Di come tutti i consiglieri comunali hanno percepito ci sono le immagini di videosorveglianza dove si evince il fatto che a seguito dell’approvazione del consiglio comunale li chiamano e li danno a tutti la documentazione”. Iaccarino ha spiegato agli inquirenti che tra i vari consiglieri c’era un cenno d’intesa con il segno del due con la mano e l’espressione “Tutto appò”.

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