Nel vivo il processo a “U’Criatur”, capo della mafia garganica. Fari accesi sul “tesoro” del boss ma la difesa replica: “Indagine con limiti enormi”

Alla sbarra Miucci, vertice dei “montanari”. L’uomo fu arrestato nel blitz “Friends” insieme a molti altri esponenti della mala del Gargano e di Lucera, alcuni dei quali già condannati con l’abbreviato

Entra nel vivo il processo “Friends”. Alla sbarra Enzo Miucci detto “U’ Criatur”, per gli investigatori dell’antimafia a capo del clan dei montanari Li Bergolis-Miucci. Il 38enne boss, nipote del patriarca Ciccillo Li Bergolisfu arrestato nel 2019 con l’accusa di essere al vertice di un’organizzazione dedita al narcotraffico. Coinvolte nel blitz ben 27 persone, soprattutto montanari e lucerini del clan Bayan-Papa-Ricci. Alcuni esponenti di quest’ultimo gruppo criminale sono già stati giudicati – e condannati – lo scorso dicembre con il rito abbreviato. Rito ordinario per tutti gli altri tra i quali spiccano Miucci e il suo braccio destro Matteo Pettinicchio. L’inchiesta della DDA fece emergere la capacità dei Li Bergolis-Miucci di instaurare forti legami anche con le ‘ndrine calabresi, in particolare la cosca Pesce-Bellocco, mentre i Papa di Lucera avrebbero intrattenuto affari con i camorristi del clan Cesarano.

Oggi in Corte d’Assise, l’accusa (pm Minardi) ha ascoltato, per oltre due ore, l’ufficiale della Finanza che svolse accertamenti patrimoniali rispetto ai nuclei familiari degli indagati: stando a quanto riferito dal militare, ci sarebbero evidenti sperequazioni tra reddito prodotto e spese. Vennero anche sequestrati beni riconducibili a terze persone come ad esempio mogli e compagne degli indagati. Immobili e veicoli che gli arrestati – questa la tesi dell’accusa – non potevano permettersi alla luce degli scarsi redditi. Proprio a “U’ criatur” vennero sequestrati casa e auto intestati alla moglie poi il Riesame gli aveva dato parzialmente ragione restituendogli i beni. Ma a fine gennaio scorso, la Cassazione ha disposto l’annullamento con rinvio dell’ordinanza del Riesame e quindi nuovo giudizio.

Nel riquadro, Miucci e Pettinicchio

Tra circa un mese il teste sarà contro esaminato dalla difesa: i legali di Miucci&co ritengono che l’indagine presenti limiti enormi. Gli accertamenti sarebbero stati svolti comparando i ricavi attraverso le banche dati della Guardia di Finanza per valutare i redditi dichiarati con gli acquisti effettuati, anche tenendo in considerazione i valori di riferimento dell’Istat sulla spesa media delle famiglie italiane. “Ma, ad esempio – dice la difesa – non è stato svolto alcun accertamento di tipo bancario per verificare eventuali provviste”.

Il contro esame del finanziere è slittato ad aprile anche perché l’atto di indagine patrimoniale, su cui aveva posto le domande il pm Minardi, non era stato reso ostensibile alla difesa che ora attende la trasmissione dell’informativa per avere un quadro più chiaro in vista della prossima udienza, quando il teste tornerà in Corte d’Assise.

Già fissata anche un’altra udienza, intorno alla fine di maggio, per l’audizione del perito che ha trascritto le numerose captazioni ambientali e telefoniche. Miucci attende il verdetto dal carcere di Terni dove è detenuto da oltre un anno ma per la sentenza serviranno ancora molti mesi.

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