Mafia: “Quella volta che Zingariello smentì i contatti con Caterino”. I media nazionali raccontano la battaglia de l’Immediato

Lo stretto legame tra il dirigente Pd e il basista della strage di San Marco al centro degli approfondimenti di Repubblica e Gazzetta

Il doppio scioglimento per mafia in provincia di Foggia ha attirato l’attenzione dei media nazionali. Negli ultimi giorni, dopo quanto successo a Cerignola e Manfredonia, Repubblica e Gazzetta del Mezzogiorno hanno dedicato un focus al fenomeno mafioso in Capitanata. Non sono mancati i riferimenti a l’Immediato che per primo aveva scritto della vicinanza pericolosa tra l’ex vicesindaco di Manfredonia, Salvatore Zingariello con il presunto basista della strage di San Marco in Lamis, Giovanni Caterino, ritenuto dagli inquirenti uomo del clan dei montanari, Li Bergolis-Miucci. Foto pubblicate mesi fa da questa testata e poi finite nella lunghissima relazione prefettizia di 424 pagine.

“Il vicesindaco Pd di Manfredonia e l’amico mafioso”, il titolo dell’approfondimento di Giuliano Foschini su Repubblica. L’autore di “Ti mangio il cuore”, libro sulla mafia garganica scritto con Carlo Bonini, nel quale si fa riferimento anche al lavoro coraggioso di questa testata, ha posto l’attenzione su Zingariello, figura centrale nella relazione che ha portato allo scioglimento dell’ente sipontino.

“Dirigente Pd, componente della segreteria di Foggia ed ex vicesindaco frequentava i mafiosi e aveva ripetuti contatti con Giovanni Caterino – scrive Foschini -. Zingariello, in una lettera al sito immediato.net, il primo a documentare i suoi rapporti con Caterino – aveva smentito nel gennaio di quest’anno ogni ‘contatto’ con Caterino. E invece quei contatti sono oggi documentati con alcune foto nella relazione”.

E ancora: “Poche settimane prima dell’arresto di Caterino, i due sono stati in vacanza insieme in un albergo a Metaponto”. In un’intercettazione, anche questa pubblicata in esclusiva da l’Immediato mesi fa, Caterino, venendo a sapere delle indagini in Comune, disse: “Mo glielo devo dire a Salvatore”.

Nelle scorse ore la Gazzetta del Mezzogiorno ha affrontato la questione dello scioglimento per mafia, partendo dalle battaglie de l’Immediato. “Una testata online da 170mila contatti al giorno nei periodi ‘caldi’. Una redazione smart, giovane, aperta anche a contributi esterni che racconta la realtà di un territorio complesso – scrive il giornalista Gaetano Campione -. La parola d’ordine? Il dovere della conoscenza è un principio alla base di qualsiasi democrazia. Così questa estate il sito ha anticipato, con tanto di fotografie, le ambigue amicizie tra amministratori comunali e pregiudicati di Manfredonia. Materiale acquisito dalla commissione d’inchiesta e trasformato in prove d’accusa. Spiega il direttore, Francesco Pesante: “Lo spaccato che emergeva era chiaro, preoccupante, allarmante. Molti, per troppo tempo, hanno preferito non vedere. C’è stato troppo silenzio su queste vicende. L’unico rammarico? Le storie positive, tante, finiscono per restare intrappolate nella palude. E rischiano di non diventare più notizie”.

In questa distrazione collettiva, la percezione che la criminalità organizzata fosse solo un problema di ordine pubblico, ha consentito una crescita del potere mafioso in maniera esponenziale e capillare in entrambi i Comuni. Un fenomeno lungo, costante, con un salto qualitativo importante. Ormai ai clan non interessa più soltanto il grosso appalto, dove i controlli sono più difficili da eludere. Quanto la miriade di atti amministrativi dai quali possono arrivare i soldi o i vantaggi agli esponenti del clan (case popolari, servizi di custodia e manutenzione, assunzioni). Il tutto favorito da un lato dalla sottovalutazione dello Stato centrale – troppo spesso nelle assegnazioni di magistrati, investigatori e funzionari non si è guardato ai numeri degli organici e alle capacità dei singoli – dall’altro dalla ricerca facile di un consenso con il ricorso a liste civiche che hanno esautorato di fatto in gran parte il ruolo dei partiti politici. Così si è perso il senso della misura. L’ago della bussola è impazzito.

Ancora Pesante: “Purtroppo della Quarta mafia, nel resto d’Italia, si conosce ancora poco. Non c’è la piena contezza delle potenzialità di questa organizzazione. Ci si occupa magari del caso singolo: l’omicidio, la rapina, lo scioglimento del Comune. Noi cerchiamo di offrire quella visione d’insieme indispensabile per capire e per non sottovalutare. Certo, non è semplice. Arrivano le querele facili, le richieste di risarcimento pretestuose, approfondiamo le tematiche legate alla mafia, a volte, in splendida solitudine. Ma non ci arrendiamo”. (In alto, l’ex sindaco di Manfredonia Riccardi e il prefetto Grassi; sotto, Zingariello e Caterino; a destra, gli approfondimenti giornalistici)