Anche vittime “borderline” nelle grinfie della mafia foggiana. “Quello sta vendendo tantissimo caffè, deve aumentare la tariffa”

Pizzo e omertà nelle carte di “Decimabis”, i giudici ricostruiscono il sistema estorsivo applicato dalla “Società”

Non si muove una foglia senza il volere dei boss. E a Foggia succede che tra le vittime di estorsione compaiano anche personaggi a loro volta noti per usura, estorsione o furto. Lo sa bene Olinto “Lupin” Bonalumi, al quale la mafia foggiana chiese la tangente per il colpo al caveau della Np Service. Gli esponenti dei clan non gradirono quell’azione organizzata senza il benestare dei capi. La mafia foggiana è solita intervenire anche sui colpi messi a segno da terze persone per questo Bonalumi fu costretto a versare alla Società ben 500mila euro. Vicenda di oltre 10 anni fa. Ma non l’unica. Più di recente, i boss hanno bersagliato altri personaggi borderline tra i quali gestori di bar e autocarrozzerie. Come a dire: potete operare ma dovete dare conto a noi. E pagare.

Nelle carte di “Decimabis”, recente operazione antimafia, spunta un nome noto alle cronache, Alessandro Carniola, promoter delle agenzie di scommesse “Easy World” e “New Beat 0861” e titolare della “New Coffee 0861”, con un passato contrassegnato da numerosi guai giudiziari e accuse di usura. Il suo nome comparve in importanti blitz come “Caronte” e “Baccus”. Per lui tangente mensile di 1500 euro.

Per l’estorsione a Carniola sono stati arrestati Alessandro Aprile e Francesco Tizzano, membri di spicco della batteria Sinesi-Francavilla. La vittima “pagava una tangente mensile di 1.500 euro – scrive il gip Agnino nell’ordinanza cautelare -, a cui avrebbe dovuto aggiungere ulteriori 200 euro”. L’intercettazione: “Ti sei andato a prendere i 200 euro in più da Carniola?”. Un aumento destinato – per ragioni ignote – a Tizzano: “Da 1500 a 1700, 200 euro che ti dovevi ficcare tu in tasca?”. “Dal dialogo – riportano gli inquirenti – si evince che gli ulteriori 200 euro erano una sorta di aumento della tariffa, in ragione del notevole aumento del volume di affari della vittima: ‘si, perché quello glielo dobbiamo dire, deve aumentare un poco… le 1500 euro… perché ora sta vendendo tantissimo caffè quello’. Ad ulteriore riscontro del fatto che Carniola fosse stato assoggettato della Società, vi è il fatto che lo stesso – si legge ancora nelle carte del gip – figura anche nella lista delle estorsioni, utilizzata dagli esponenti del sodalizio mafioso per il controllo e la gestione dell’attività estorsiva, nonché per la contabilizzazione, rendicontazione e ripartizione interna dei relativi proventi. In particolare, nel manoscritto sono riportati i nomi degli imprenditori foggiani che sistematicamente pagano il pizzo alle batterie. La lista delle estorsioni consta di numero 2 fogli di carta manoscritti, sui quali sono riportati i nominativi di alcuni imprenditori edili e commercianti, in corrispondenza dei quali sono indicate alcune cifre e scadenze, riconducibili a somme di denaro da percepire e/o percepite. Nella seconda pagina è riportata, tra le varie voci, anche la dicitura ‘Carniola 1.500’, coincidente con le informazioni emerse dalle intercettazioni”.

In un’altra intercettazione tra Aprile e Tizzano, emerge ancora una conferma: “I soldi di Carniola diviso tre, fai i conti quanti sono? fai i conti?…dai, sono 500 euro”, disvelando nel contempo che “anche tale illecito profitto fosse da dividere, al pari di altri episodi estorsivi, tra le tre batterie mafiose. Al riguardo anche il collaboratore di giustizia Carlo Verderosa ha riferito che il Carniola pagava la somma mensile di 1.000,00 euro, precisando che la somma era stata ridotta rispetto a quanto in precedenza pagato a causa degli ‘arresti, le estorsioni non vanno più avanti, qualcuno non paga più'”.

Per gli inquirenti un episodio che evidenzia chiaramente “quella forza di intimidazione e assoggettamento delle vittime”. C’è poi l’omertà, “la vittima – scrive il gip – si è ben guardata dal denunciare le illecite pretese di cui era destinataria”.

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