Np service senza pace, nel 2009 il colpo da 5 milioni. Olinto Bonalumi e la tangente alla “Società”

Np service ancora una volta nel mirino della malavita. Il colpo di stanotte non è il primo ai danni dell’istituto di trasporto valori.

Np service ancora una volta nel mirino della malavita. Il colpo di stanotte non è il primo ai danni dell’istituto di trasporto valori. L’1 maggio del 2009 tre uomini misero a segno un colpo da 5 milioni di euro svaligiando il caveau della società al Villaggio Artigiani. In manette finirono Luigi Francesco Orlando, domiciliato a Fermo, Davis Tardini, della provincia di Rimini, e soprattutto Olinto Bonalumi, 55 anni, residente a Foggia. Un vecchio furfante, una sorta di Lupin de noartri già al centro di altri episodi di cronaca. 

Per il colpo alla Np Service, Bonalumi finì nelle grinfie della Società foggiana. Gli esponenti dei clan infatti, non gradirono quel colpo perchè commesso sul loro territorio e senza il benestare dei boss. La mafia foggiana non si fermava alla gestione dei propri affari, intervenendo anche sui colpi messi a segno da terze persone. È il caso di Olinto Bonalumi, ritenuto responsabile e già condannato in primo grado, di quel furto milionario. Per lui si mossero i grandi capi della Società, Tolonese, Mansueto, Soldo, Russo, Corvino, Ariostini, Francavilla, i tre Lanza e Di Brita, tutti indagati per aver costretto Bonalumi a versare alla Società ben 500mila euro.

Quell’1 maggio il bottino, in contanti, venne portato via senza lasciare tracce nella banca, senza far scattare nessun allarme e con i monitor dei vigilantes che durante la rapina non avevano trasmesso nulla di strano. La banda acquistò della sofisticatissima strumentazione elettronica e manuali per aprire camere di sicurezza in diversi paesi d’Europa (soprattutto Germania) e in America.

Olinto Bonalumi
Olinto Bonalumi

Per fare il colpo della vita i tre clonarono un badge di accesso all’istituto, disattivando una cabina Telecom impedendo così l’invio degli allarmi telefonici alle centrali operative della polizia: una volta nella banca accesero una “valigetta jammer” con uno strumento che disturbò le frequenze radio del sistema elettronico di vigilanza della società.

Arrivati alla stanza del caveau, aprirono la cassaforte e rubarono i 5 milioni: volevano aprirne tre, ma trovarono le chiavi solo di una. Durante le intercettazioni telefoniche spuntò il nome di Olinto Bonalumi, già indagato nei primi anni Novanta per un furto nel caveau di una Bnl a Reggio Calabria per oltre 50 miliardi di lire. I carabinieri alla fine giunsero a loro quasi per caso, durante altre indagini condotte insieme al Nas di Ancona. Poi incrociarono i dati con quelli del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Foggia e con quelli della Procura della Repubblica. Sui tre stavano nel frattempo indagando anche le Squadre mobili di Genova e Foggia, coordinati dalla Direzione distrettuale antimafia. L’arresto scattò nel novembre del 2009.