La lite per il cibo nella baracca-ristorante, poi le coltellate: così è morto Emeka Nwafor. Fermato il presunto assassino

Un 25enne è accusato di omicidio aggravato dai futili motivi. Secondo le indagini della squadra mobile di Foggia e del commissariato di Manfredonia, i due migranti avrebbero litigato per futili motivi

Avrebbe ucciso il suo connazionale per futili motivi a causa di un litigio iniziato in una baracca adibita a ristorante. È questa una prima ricostruzione degli agenti della squadra mobile di Foggia e del commissariato di Manfredonia, nell’ambito delle indagini per l’omicidio di Emeka Nwafor (foto sopra) nigeriano di 34 anni, delitto compiuto al ghetto di Borgo Mezzanone. I poliziotti hanno fermato il presunto colpevole, il connazionale Evans Nwafor (stesso cognome ma nessuna parentela con la vittima), di 25 anni, accusato di omicidio aggravato dai futili motivi. Pare che alla polizia abbia ammesso di essere stato lui ad uccidere il connazionale.

A quanto si apprende, ieri verso le 18:30 il 25enne stava mangiando in una delle baracche adibite a ristorante. Pare – informazione ancora al vaglio della polizia – che la vittima lavorasse come inserviente nel ristorante. Tra i due è nato un acceso diverbio per futili motivi, sembrerebbe legato a questioni di cibo. I nigeriani hanno iniziato il litigio all’interno della baracca, poi si sono portati all’esterno. Tra i due sono volati spintoni. Il 25enne sarebbe rientrato nel ristorante avrebbe preso un coltello da cucina con il quale ha poi ferito a morte il connazionale. Al contrario, secondo la ricostruire di un referente dei migranti nel ghetto, la vittima sarebbe stata uccisa perché intervenuta a sedare una rissa tra altri nigeriani. Sono in corso le indagini.



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